22a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Dopo la parentesi di riflessione su tutto il capitolo sesto del Vangelo di san Giovanni, torniamo oggi di nuovo al Vangelo di san Marco, che continueremo a leggere fino al termine dell’anno liturgico. La Liturgia di questa domenica, attraverso le letture bibliche, richiama la nostra attenzione su due verità di fondamentale importanza: in che cosa consiste l’osservanza sincera e fedele della Legge di Dio e la vera purezza dell’uomo.
Mosè, nella prima lettura del giorno, ci ricorda che la fedeltà alla Legge di Dio è condizione indispensabile per rimanere nella sua alleanza. Mosè aveva detto al popolo: “Non aggiungerete nulla … e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandamenti del Signore Dio vostro” (Dt 4,2). Tuttavia, lungo i secoli, alla Legge di Dio furono aggiunti dai farisei una infinità di altre prescrizioni che formavano la loro intoccabile “tradizione”. Essi davano tale valore religioso e morale a queste “tradizioni umane” da metterle sullo stesso livello della Legge di Dio, per cui pretendevano che tutti le osservassero.
Non fa meraviglia, quindi, se il gruppo di farisei con i loro scribi, di cui ci parla il Vangelo di questa domenica, rimanesse scandalizzato nel vedere alcuni discepoli di Gesù che mangiavano senza lavarsi le mani. Venuti apposta da Gerusalemme, interrogano, a riguardo, il Maestro: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?” (Mc 7,5). La reazione di Gesù è forte. Egli condanna severamente il comportamento ipocrita dei farisei, perché osservavano scrupolosamente “la tradizione degli uomini” (ivi 13), trascurando poi l’osservanza dei comandamenti di Dio. A che serve lavarsi le mani secondo i riti prescritti quando il cuore è pieno di peccati e lontano da Dio? A conferma della sua condanna, Gesù riporta il brano famoso del profeta Isaia: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” (Mc 7,6). Alla luce di queste parole, Gesù ci fa comprendere che il vero culto religioso non consiste nell’osservanza esteriore. I Farisei, infatti, erano rigidamente fedeli, ma per vanità, per essere applauditi dalla folla. Era un culto solo esterno, privo d'ogni valore, perché il loro cuore era lontano da Dio. Il vero culto, invece, è quello fondato su un amore sincero che parte dall’intimo del cuore dell’uomo.
Terminato la discussione con i farisei, Gesù chiama la folla e i discepoli e dice loro: “Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (ivi 14-15). E’ questa una di quelle grandi affermazioni di Gesù che hanno un valore perenne e che costituiscono il fondamento di tutto il modo di agire dell’uomo. “Dal di dentro, infatti, - continua ancora Gesù – cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: prostituzioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza” (ivi 21-22)”. In effetti, non sono i cibi o le cose esterne che, entrando nell’uomo, lo contaminano, ma sono le malizie coltivate nel suo mondo interiore che lo rende colpevole. E’ nell’intimo dell’uomo che si annidano tutti i vizi e tutte le passioni più vergognose che abbiamo ereditato dal peccato originale. Alla luce di questa terribile realtà, comprendiamo meglio l’esortazione di Padre Pio da Pietrelcina di purificare il proprio cuore: “Monda il tuo cuore da ogni passione terrena”.
Per capire quanto sia necessaria la purezza del cuore, bisognerebbe comprendere la malizia sconfinata che vi è in noi e che non conosciamo perché non indaghiamo mai fino in fondo il nostro interno. Se lo facessimo, vi troveremmo un’infinità di desideri e d'affetti sregolati. Siamo talmente pieni d'idee e di giudizi sbagliati, di passioni e di malizie, che proveremmo vergogna di noi stessi se ci vedessimo quali realmente siamo. Ma noi non amiamo affatto conoscere tali disordini, perché questa conoscenza ci umilia.
Il cammino di conversione è un cammino di purificazione che consiste nel non conservare niente nel nostro cuore che sia contrario a Dio. Occorre, perciò, prima di tutto un “esame accurato del cuore” per mettere in luce quello che siamo di fronte a Dio, e poi impegnarci ogni giorno in una lotta senza tregua a liberarlo da tutte le passioni e inclinazioni che lo tengono legato alle realtà terrene. Soltanto la purezza di cuore porta all’unione con Dio. Quando il nostro cuore è ben purificato, Dio lo riempirà della sua presenza e del suo amore.