XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - Cristo Re

 

La Liturgia della Parola di questa solennità si apre con la visione di Daniele del personaggio simile ad un “figlio di uomo” che si avvicina al vegliardo seduto sul trono. L’interpretazione del passo è evidentemente cristologica: il vegliardo rappresenta il Padre e il “figlio di uomo” il Signore Gesù. Tale interpretazione  è suffragata dall’uso che Gesù ha fatto del titolo “Figlio dell’Uomo” in riferimento a se stesso, rivelando così di essere Lui il protagonista della profezia di Daniele. Dunque a Gesù viene consegnato il potere regale acquistato, come precisa San Giovanni nell’Apocalisse, con il proprio sangue (Ap 1,5); il potere che Gesù ha ricevuto dal Padre è un potere liberatorio a favore delle anime che vengono così sottratte al dominio del peccato e della morte, strumenti di Satana nella sua lotta contro Dio e il genere umano.

La regalità di Cristo, tuttavia, si rivelerà gloriosamente solo alla fine dei tempi. Ora, paradossalmente, esso si impone e consegue la vittoria nelle singole anime che si aprono alla fede riconoscendo in Gesù il Salvatore del mondo nel mistero della sua Passione, Morte e Risurrezione. Esempio di questo atto di fede è l’esclamazione del centurione che vedendo morire Gesù in una situazione di angoscioso abbandono, esclama: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39), perciò Re per diritto. Prima di ciò Gesù dichiara la propria regalità a Pilato, così come riportato dal passo evangelico di questa domenica: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18,37), precisando che il suo Regno non è di questo mondo, sfatando così le attese messianiche troppo terrene dei suoi compatrioti. In verità, fino al ritorno di Cristo, il Regno di Dio si allarga conquistando le singole anime  tramite la Chiesa che visibilmente continua l’opera del suo Signore con la predicazione e i sacramenti che comunicano la vita divina sgorgante dal Cuore di Gesù Crocifisso.

Il Salmo responsoriale ci aiuta a contemplare con gli occhi dell’anima la gloria di Cristo Re, presente nell’Eucaristia e significato nella Croce gloriosa, suo Trono ed Altare. Una considerazione, quest’ultima, quanto mai attuale, dato il dibattito che interessa la nostra società, dove molti sembrano voler contestare, per speciosi motivi, la presenza del segno della Redenzione nei luoghi pubblici. Nonostante la buona volontà di coloro che ne vogliono difendere la presenza per motivi culturali, dobbiamo rispondere che tali motivi non sono sufficienti, o , per meglio dire, essi devono essere giustificati con argomenti più forti, principalmente forniti dalla fede che è alla base della nostra cultura. Quell’Uomo sulla Croce, è il nostro Dio, il nostro Salvatore e il radicale Liberatore dell’uomo, che ci ha reso la nostra dignità e il vero senso della libertà, fondamento della civiltà occidentale, anzi della civiltà tout court, anche se essa, in molti casi, lo ha praticamente e ideologicamente rinnegato. Non riconoscere la regalità di Cristo significa, perciò, “venderci” come schiavi a tutti coloro che vogliono comperare le nostre coscienze per un pugno di beni transitori spacciati per “democrazia” e “progresso”.

Cristo Re rivolge ad ognuno l’appello a costruire nel nostro cuore un degno palazzo per ospitarlo, decorato con opere buone, profumato di autentiche virtù, chiuso completamente ai falsi giudizi del mondo. Da questo palazzo Egli ci guida per costruire, o ricostruire, una società civile fondata sulla giustizia animata dalla carità evangelica.

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