DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
Ogni anno, il nove di novembre, la Chiesa celebra il giorno della consacrazione della maestosa Basilica Pontificia presso il palazzo Laterano, che fu residenza dei Papi per circa mille anni. La gloriosa Basilica lateranense, dedicata a Gesù Salvatore e ai santi Giovanni Battista e Giovanni apostolo, è la Cattedrale del Papa e la prima Cattedrale del mondo. E’ la più antica e la più importante in dignità delle chiese d’Occidente ed è per questo che è chiamata “Madre e Capo di tutte le chiese”. Oggi le chiese di tutto il mondo guardano con ammirazione la Chiesa di Roma, riconoscendo in essa il primato su tutte le altre chiese per il gran privilegio concessale da Dio di essere stata la Sede dell’apostolo Pietro e oggi quella dei suoi successori. La festa è celebrata in tutta la Chiesa come attestazione d'amore e d'unità con la Cattedra di san Pietro e con il Papa.
La festa della dedicazione delle chiese cristiane risale all’antica tradizione dei giudei di celebrare ogni anno, per una settimana, il giorno solenne della consacrazione del Tempio di Gerusalemme, considerato dai giudei il luogo di una particolare presenza del Signore. La prima lettura della Messa odierna riporta una commovente preghiera del re Salomone fatta nel giorno della dedicazione del Tempio di Gerusalemme: “Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome! Ascolta la supplica che il tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo” (1 Re 8,29) Queste espressive parole ci ricordano ciò che oggi sono le nostre chiese: un luogo d'incontro con Gesù. Entriamoci sempre con molta riverenza, senza mancare mai di rispetto verso l’augusta reale presenza di Gesù nella santa Eucaristia. Egli abita lì giorno e notte sempre pronto ad ascoltare le nostre preghiere e ad effondere su di noi i tesori delle sue grazie divine.
Oltre al tempio materiale, san Pietro, nel brano della seconda lettura del giorno, parla di un tempio “spirituale” che è la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo. Di questo tempio, Gesù è il Capo e la pietra fondamentale, perché possiede la vita divina nella sua pienezza e la comunica a coloro che credono in Lui, e i cristiani, in comunione di vita con la “pietra angolare”, sono le pietre “vive” impiegate per l'edificazione della Chiesa (cf 1Pt 2,5-6). San Pietro, rivolgendosi ai credenti, esclama con commozione: “Onore a voi che credete; … voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,7-9). Quale gran dignità è la nostra! A quale sublime altezza siamo stati chiamati! Noi siamo il nuovo popolo di Dio, le pietre “vive” che compongono la Chiesa di Dio.
In ogni costruzione le singole pietre sono importanti. Se alcune vengono meno, la costruzione rischia di rovinarsi e cadere. Nella Chiesa non tutti i cristiani sono pietre “vive”, non tutti la edificano con la loro condotta. Molti, anzi, sono di rovina, di scandalo e di distruzione. Le “pietre” che edificano veramente la Chiesa, sono le anime di vita santa e che accettano di essere provati e purificati da Dio, come l’oro, nel crogiuolo della sofferenza, delle umiliazioni e delle croci. Questo concetto è ben espresso da Padre Pio da Pietrelcina quando dice: “L’anima destinata a regnare con Gesù Cristo nella gloria eterna deve essere ripulita a colpi di martello e di scalpello di cui si serve l’artefice divino per preparare le pietre, cioè l’anima eletta” (Epistolario II, p. 88). Le anime elette che si dispongono a questi “tocchi” divini della grazia e che si lasciano tagliare, sgrossare, squadrare, levigare fra le mani di Dio, sono i Santi, ossia coloro che brillano di luce e di bellezza particolare nel firmamento della Chiesa.
Nel dialogo con la donna di Samaria riportato dal Vangelo odierno, Gesù annunzia un culto nuovo, quello “in spirito e verità”, che è il culto perfetto della nuova Alleanza. Egli dice con tono solenne alla samaritana: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. … I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv 4,21-23). Con queste arcane parole, Gesù c'insegna che il vero culto a Dio non è più legato necessariamente ad un luogo, ad un tempio o a qualcosa d'esterno, ma parte dall’anima dove, per effetto della grazia divina, dimora la Trinità santissima. Solo dall’anima inabitata da questa divina presenza può salire al Signore il culto più gradito d'adorazione, di lode e d'amore. Se fossimo più consapevoli di questa meravigliosa realtà, avremmo orrore del peccato mortale che distrugge il tempio della nostra anima, privandolo dell’amicizia di Dio. I Santi, invece, seguendo l’esempio mirabile di Gesù nella totale adesione alla volontà del Padre, rendono alla Chiesa l’aiuto e il servizio più grande e al Signore il culto spirituale più perfetto. Cerchiamo di appartenere a questa schiera d'anime elette.