XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - Anno C
Le letture bibliche di questa domenica trattano di un argomento di particolare interesse per tutti: ci invitano a riflettere sul valore dei beni di questo mondo e sull’atteggiamento che il cristiano deve assumere dinanzi ad essi. Le ricchezze attirano terribilmente il cuore dell’uomo e, se questi non vigila, facilmente ne diventa schiavo. L’uomo è affascinato dal desiderio delle ricchezze, perché s’illude con esse di poter risolvere tutti i problemi della vita, di potersi aprire le strade del potere, del successo, del godimento e soprattutto di raggiungere quel bisogno di sicurezza su cui poggiare la propria esistenza. Ma di frequente il desiderio delle ricchezze porta alla cupidigia, all’idolatria, e allora diventa sorgente di mali senza numero. L’uomo che è divorato da questa sete, è disposto a ogni cosa, anche a commettere le cose più nefande per appagarla.
Di fronte a una tale concezione materialistica della vita, così diffusa ai nostri giorni, la Parola di Dio ci ammonisce con salutari insegnamenti a tenerci distaccati dai beni temporali e a cercare con ogni mezzo di conseguire le dimore eterne dei cieli. La prima lettura, con le celebri parole: “Vanità delle vanità, tutto è vanità” (Qo 1,2), ci ricorda che tutto passa, che i beni terreni hanno un valore transitorio e inconsistente e che, perciò, non possono garantire all’uomo nulla di stabile e di eterno. Consumare la propria esistenza con l’unica preoccupazione di accumulare ricchezze, è da stolti, perché l’uomo, al termine della sua vita, deve abbandonare ogni cosa.
San Paolo, nella seconda lettura, partendo dalla realtà che i cristiani, per mezzo della Risurrezione di Gesù, sono creature nuove e figli di Dio, li esorta a vivere, con logica conseguenza, secondo la nuova dignità, incompatibile con la vecchia condizione dell’uomo terreno: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù (…); pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-2). Nella misura in cui il cristiano, pur dovendo vivere in mezzo alle realtà della terra, tiene il cuore e la mente distaccati dalle vanità di questo mondo, può avere la certezza di poter raggiungere i beni eterni del Paradiso.
Ma è il Vangelo di oggi a svelarci con più chiarezza il giusto valore e il retto uso delle ricchezze. Invitato da uno della folla a dirimere una questione di eredità tra lui e il fratello, Gesù si rifiuta decisamente di intervenire e, anzi, coglie l’occasione per affermare categoricamente che Egli è venuto non per occuparsi delle cose di questo mondo, bensì a salvare l’uomo, ossia a liberare il suo cuore da ogni attaccamento terreno: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia; anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni” (Lc 12,19). La salvezza eterna dell’uomo, dunque, non dipende dalla quantità di beni che possiede. E, a conferma della veridicità delle sue parole, racconta una parabola, con la quale descrive in modo impareggiabile l’egoismo e la stoltezza di un uomo che fa consistere tutto il suo ideale di vita nel possedere molti beni. Vivere per lui, come per tante persone di oggi, significa disporre di ricchezze per permettersi una vita comoda e divertirsi. E mentre pensa ad modo come accumulare più ricchezze e a costruire depositi più grandi, interviene Dio, che gli dice: “Stolto, questa notte stessa, ti sarà richiesta la tua vita” (ivi, 20).
Il cristiano, ancora più del ricco del Vangelo, è uno stolto, se “accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio” (ivi, 21). La nostra esistenza è breve e dobbiamo viverla accumulando meriti e buone opere che ci arricchiscono davanti a Dio e ci permettono di entrare nella vita beata del Cielo. Padre Pio da Pietrelcina in tutta la sua vita non aveva altro desiderio che delle cose celesti, a cui aspirava con tutto l’ardore della sua anima. Le realtà terrene gli procuravano spesso tedio, noia, fastidio, disgusto. Illuminato dalla Sapienza divina, conosceva a fondo le debolezze dell’uomo, per cui esortava i suoi figli spirituali a tenere il loro cuore sempre distaccato dalle cose di questo mondo e, quindi, libero di tendere verso le realtà eterne. “Tenete sempre il cuore innalzato a queste celesti ascensioni – scrive il Santo - e mettiamo tutta la nostra cura nell’acquisto della beata eternità che ci attende” (Epistolario IV, p. 247).
Ascoltiamo il saggio consiglio di Padre Pio e teniamoci sempre occupati, durante la nostra vita terrena, nell’acquisto non dei beni che periscono, ma di quelli che portano frutti di vita eterna, che ci garantiscono, cioè, il raggiungimento del nostro ultimo fine: il santo Paradiso. Chiediamo alla Vergine Immacolata e al nostro Santo la grazia di avere un cuore puro e distaccato da tutto quello che possediamo e usiamo per aspirare unicamente alla meta del Cielo.