TERZA DOMENICA DI QUARESIMA
La prima lettura di questa terza domenica di Quaresima descrive l’episodio dell’antica Alleanza stipulata da Dio con Israele. Il Signore, dopo aver liberato il popolo dalla schiavitù degli egiziani, lo conduce nel deserto per purificarlo dai suoi peccati, e per prepararlo a stabilire la prima Alleanza con Lui. Dio ama Israele con infinito amore. Già nel passato ne aveva dato prova intervenendo nella sua storia con prodigi straordinari. Ora vuole legarlo a sé con un “patto” di amicizia stabile e duraturo. Come segno concreto di questo amore, Dio offre al suo popolo il “Decalogo” e chiede, come condizione per rimanere nella sua amicizia, l’osservanza fedele dei comandamenti. Dio ha fatto d’Israele il “popolo eletto” dell’Alleanza, questi però deve impegnarsi a osservare la Legge di Dio con amore e con obbedienza.
I comandamenti di Dio sono il fondamento del nostro credere ed essere cristiani. Nessuno li potrà mai cancellare dalla nostra coscienza. Essi sono eterni e inviolabili, perché hanno le loro radici in Dio stesso che, prima di offrirle al popolo eletto nel deserto, li aveva già impressi nel cuore dell’uomo. L’osservanza fedele di tutti i comandamenti è richiesta come condizione necessaria per essere cristiani. Purtroppo oggi, ancor più che ai tempi di Mosè e di Gesù, assistiamo alla violazione sistematica dei comandamenti di Dio, non solo da parte dei singoli, ma anche da parte di gruppi e di governi. Violare volutamente la Legge eterna di Dio significa negare e rifiutare la sua esistenza.
Il Vangelo odierno ci mette di fronte a un modo insolito di agire di Gesù. Egli scaccia dal tempio, con una sferza di cordicelle, animali, venditori, compratori e cambiavalute, dicendo loro: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato” (Gv 2,16). Per comprendere l’ardito gesto di Gesù, bisogna ricordarsi che Dio aveva inviato suo Figlio nel mondo innanzitutto a ripristinare la sua Legge e il culto a Lui dovuto, resi vuoti ormai del loro contenuto profondo e spirituale da interpretazioni e sovrastrutture umane che lo avevano ridotto a una pura osservanza esterna. Il gesto di Gesù non deve essere interpretato come una mancanza di carità, ma, anzi, come un atto di ardente zelo e di vero amore verso il Padre. Non dimentichiamoci che se Gesù è pieno di misericordia per i peccatori che si pentono, è altrettanto intransigente riguardo al peccato e a coloro che si ostinano in esso. Con il suo gesto Gesù ci insegna che Dio deve essere servito e adorato con purezza d’intenzione e la religione deve servire a rendere il vero culto a Lui e non ai propri interessi. Non è raro, invece, che si diventi “profanatori” del tempio, della religione e della legge divina. Il cuore dell’uomo è un cuore spesso “profanato”, una spelonca di ladri, dove si annidano giudizi, odi, violenze, impurità di ogni genere, avarizie, falsità, menzogne.
Nella Liturgia di questa domenica c’è un’idea di fondo espressa in ciascuna delle letture. Le parole di Dio nella prima lettura: “Io sono il Signore tuo Dio… non avrai altri dei di fronte a me” (Gn 20,2) e l’episodio del Vangelo ci insegnano che dobbiamo scegliere il vero Dio e a Lui dobbiamo rendere il vero culto. Gesù, cacciando i profanatori dal tempio, indica se stesso come il “nuovo tempio” che sostituisce l’antico: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19). Egli parlava del tempio del suo corpo. Già con l’Incarnazione Gesù è divenuto il “nuovo tempio”, il tempio della “nuova ed eterna Alleanza” tra Dio e l’uomo. Ma è con la “distruzione” del suo corpo nella morte, procuratagli dagli uomini, e soprattutto con la risurrezione di esso, per la potenza del Padre, che il corpo di Gesù, crocifisso e risuscitato, è divenuto il Santuario “sacro” di Dio, il luogo del nuovo e vero culto di Dio. Il tempio della nuova Alleanza non è più un tempio di pietra, bensì “Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, … potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cr 1,23).
Questa domenica di quaresima ci rivolge l’invito a riflettere sulla nostra fede e a chiederci non solo se crediamo, ma in chi crediamo veramente. Come osserviamo i comandamenti di Dio? Li osserviamo tutti? Quale culto rendiamo al Signore? Gesù crocifisso è per noi il centro del vero culto che dobbiamo rendere al Padre? Gesù ci insegna che non possiamo servire a due padroni. S. Pio da Pietrelcina conosceva bene che i comandamenti di Dio sono il fondamento della legge morale e della vita ascetica del cristiano; per questo ne esigeva con forza l’osservanza fedele. Nelle confessioni, a volte, preso dall’ardente zelo che divampava nel suo cuore per il culto di Dio e il bene delle anime, diventava intransigente, come Gesù con i “profanatori” del tempio, e cacciava dal confessionale coloro che non erano sinceramente pentiti o non capivano la gravità dei loro peccati. Invece dell’assoluzione, terminava bruscamente: “Vattene… sciagurato!”.
Preghiamo P. Pio che ci ottenga dalla Vergine Immacolata la grazia di avere un cuore più simile al suo: santo, casto, immacolato, fedele, umile, obbediente e che, dal profondo di esso, oggi, sgorghi il fermo proposito di rendere un vero culto all’unico Signore nostro Dio, con l’osservanza fedele dei suoi comandamenti.