Domenica delle Palme
Oggi è la Domenica delle Palme, la domenica che precede la Pasqua del Signore. Oggi inizia anche la Settimana Santa, in cui ricordiamo i grandi misteri della Passione, Morte e Risurrezione del nostro Salvatore. In questi giorni santi, la Chiesa ci fa rivivere con intensa pietà, giorno per giorno, gli ultimi eventi della vita terrena di Gesù. La Liturgia oggi fa leggere due brani di Vangelo: l’uno, all’inizio della celebrazione, che parla dell’ingresso solenne di Gesù in Gerusalemme, l’altro della sua Passione e Morte. Gesù, che era stato sempre contrario a ogni manifestazione pubblica, solo in occasione della sua entrata festosa in Gerusalemme e per adempiere le Scritture, accetta di essere proclamato Re, ma si presenta come un Re umile e mansueto, cavalcando un asinello. Il trionfo di Gesù tra la folla acclamante però dura poco. Subito si profila infatti l’ombra della Passione. Anche se la Chiesa oggi ci invita a fissare lo sguardo su Gesù, Re divino ed eterno, tuttavia sappiamo che Egli è in cammino verso il Calvario dove verrà “innalzato” sul trono regale preparatogli dal Padre: la croce.
L’odierna Liturgia mette ben in evidenza lo stridente contrasto tra l’ “osanna!” entusiastico espresso dalla folla durante l’ingresso di Gesù in Gerusalemme e il “crocifiggilo!” gridato dalla stessa folla, solo alcuni giorni dopo. “Quale differenza – esclama S. Bernardo - tra chiamarlo ora “Re d’Israele” e, di lì a pochi giorni, dire: “Non abbiamo altro Re che Cesare!” Quale differenza tra i fiori e le spine, tra le fronde verdi e la croce!” Esaminiamoci sulla nostra coerenza di vita cristiana e se siamo fedeli a Gesù in ogni circostanza. Il rispetto umano è una piaga molto diffusa tra i cristiani. Il mondo corrotto che ci circonda deve essere un motivo in più per renderci coraggiosi e coerenti nel manifestare la nostra fede. Non dobbiamo trasformarci, a secondo delle circostanze, da discepoli di Gesù in suoi traditori.
Le letture della S. Messa ci introducono nel mistero profondo della Passione di Gesù, che è un mistero di obbedienza e di accettazione volontaria della sofferenza. Nella prima lettura il profeta Isaia, vissuto sei secoli prima di Gesù, descrive con precisione impressionante la figura del Messia che non indietreggia di fronte agli scherni, ai dolori, alla morte, pur di portare a termine la missione voluta dal Padre: “Non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” (Is 50,5-7).
La seconda lettura è una sintesi mirabile di tutto il mistero del Messia. Il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha rinunciato volontariamente a tutti i privilegi della sua divinità e si è sottomesso a tutte le debolezze della nostra natura umana, compresa la morte, e non a una morte qualsiasi, ma la più ignominiosa, la morte di croce. Il motivo ultimo che spiega l’incredibile umiliazione di Gesù in tutta la sua vita, dall’Incarnazione alla sua morte, è l’obbedienza assoluta alla volontà Padre: “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina,… spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo…; umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,7-9).
Le pagine del Vangelo di questa domenica ci raccontano i fatti drammatici della Passione e Morte di Gesù. Dinanzi ai nostri occhi sfilano, come in un filmato, le scene terribili delle sofferenze del Redentore tradito, schiaffeggiato, flagellato, coperto di sputi, deriso e crocifisso. Solo l’amore infinito di Dio può spiegare il motivo profondo come mai Egli si è umiliato, ha sofferto oltre ogni umana comprensione, fino ad essere spogliato di ogni dignità e della stessa vita.
Il corpo divino di Gesù sfigurato sulla croce deve portarci a una seria riflessione, non tanto per suscitare in noi la commozione per le sofferenze di Gesù, ma per comprendere meglio il mistero insondabile della sua morte e soprattutto per vivere nella nostra vita le sofferenze del Salvatore. Forse, pochi santi hanno vissuto il dramma della Passione di Gesù e dei dolori di Maria come S. Pio da Pietrelcina. Pochi come lui hanno condiviso la missione di Gesù Sacerdote e Vittima. Scrive in una pagina del suo diario: “Sì, io amo la croce; l’amo perché la vedo sempre sulle spalle di Gesù. Ormai tutta la mia vita, tutto il mio cuore è votato a lui e alle sue sofferenze” (Ep I, p. 335). Sollecitato un giorno da alcuni figli spirituali come vivere i giorni della Settimana di Passione, così rispose: “Guardiamo Gesù crocifisso. Pensiamo seriamente ai suoi dolori. Stendiamoci sulla croce, per assaporare meglio i frutti del Crocifisso”. Accogliamo vivamente il prezioso suggerimento che il Santo di Pietrelcina ci propone per questi ultimi giorni di Quaresima.
Sul Calvario, accanto a Gesù, era presente anche la Madre. Per aver condiviso pienamente la Passione di suo Figlio, viene proclamata da Gesù morente madre nostra e Corredentrice universale di tutto il genere umano. Abbiamo bisogno di essere aiutati e guidati da Lei nel cammino che ci porta alla salvezza. Non sono poche infatti le circostanze in cui diventiamo traditori come Giuda, bestemmiatori e rinnegatori come Pietro, paurosi come gli apostoli, ambigui e ingiusti come Pilato. Dobbiamo imparare da Maria ad amare e a soffrire. Trascorriamo perciò insieme a Lei questi giorni della Settimana Santa. Non separiamoci da Lei. Ella ci insegnerà a essere sempre fedeli a Gesù, ad accrescere il nostro amore per Lui e a dare anche la nostra vita, se sarà necessario, come segno di piena condivisione al suo amore e alle sue sofferenze.