Epifania  del  Signore

             Con la festa dell’Epifania, la Chiesa celebra l’universalità del mistero della nostra salvezza. Mentre a Natale Gesù si fa conoscere da poveri e semplici pastori, nell’Epifania si manifesta ai Magi venuti da lontano, nei quali è rappresentata tutta l’umanità. S. Paolo, nella seconda lettura della Messa odierna, accenna espressamente a questo grandioso mistero “non manifestato agli uomini delle precedenti generazioni”, secondo il quale anche i “pagani sono chiamati alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della stesa promessa in Gesù Cristo” (Ef 3,6). L’epifania è l’inizio della manifestazione di questo mistero che oggi appare per la prima volta pienamente svelato. “Nei Magi – esclama S. Leone Magno – riconosco le primizie della nostra vocazione e della nostra fede”. A giusta ragione possiamo affermare che oggi è la nostra festa, è la festa della chiamata di tutti i popoli alla fede. “Ringrazia Dio del dono della fede, - afferma S. Pio da Pietrelcina -  che molti non hanno e che ci fu elargita, si può dire, prima che succhiassimo il latte materno”. Quanto dovremmo essere grati a Gesù nostro Salvatore per averci trasferititi dalle tenebre del paganesimo alla luce del suo regno, e per aver dato anche a noi la gioia di essere salvati!

Il Vangelo odierno racconta il lungo viaggio compiuto dai Magi dal lontano oriente a Betlemme, un viaggio che può essere considerato un vero cammino di ricerca e di fede che li porterà alla scoperta del Messia. Ma chi erano i Magi? Forse erano degli astrologi che studiavano il firmamento e il movimento delle stelle. Ma soprattutto erano dei sapienti alla ricerca sincera di Dio e della verità. Un fatto straordinario, il bagliore di una stella che Dio fece brillare su di loro, li impressionò e li convinse a mettersi in viaggio. Fu senza dubbio una chiamata particolare di Dio. Ed essi furono fedeli a questa grazia.

Anche nella vita di ogni credente spesso appare la luce di una stella: è l’intima, chiara ispirazione di Dio che lo invita a una conversione più sincera, a un distacco più radicale dal peccato, ad una vita più intima di unione con lui. Bisogna seguire questa stella con la prontezza e la generosità di fede dei Magi. La loro fede fu così forte da indurli a lasciare ogni cosa: famiglia, beni, comodità e a intraprendere un viaggio lungo e difficile. Teniamo presente che la stella che li guidava non ha eliminato le difficoltà del cammino. Hanno dovuto affrontare giorno per giorno i rischi, i dubbi, gli imprevisti. Quanti cristiani invece pretendono di camminare su una strada comoda e senza difficoltà. Dobbiamo imparare dai Magi come procedere nel cammino  verso il Signore. Essi ci danno una grande lezione di coraggio e di perseveranza, anche nei momenti difficili e tenebrosi del cammino. S. Pio da Pietrelcina ci insegna che queste difficoltà si superano con un profondo spirito di fede e di filiale confidenza in Dio: “A tutto questo vi sostenga sempre la ragione della fede” che vi aiuterà “a conservare la serenità e la calma in ogni evento lieto o triste… e, così comportandovi, l’amarezza della prova sarà dal Padre celeste addolcita col balsamo della sua bontà e misericordia”  (Ep II, 453).

  E’ ancora la fede che aiutò i magi a superare la profonda delusione quando arrivarono a Gerusalemme. Chiesero informazioni agli esperti delle Scritture, i quali confermarono che quello era il tempo previsto per la nascita del Messia. Eppure nessuno di loro si mosse per andare a Betlemme. Non solo, ma la loro incredulità si spingerà fino al sospetto, anzi alla trama di togliere di mezzo, di uccidere Colui che Dio aveva inviato per la loro salvezza. Quale risposta diamo noi cristiani agli uomini di buona volontà che chiedono di Dio? Non è sufficiente una risposta dottrinale. E’ stato detto che il maggior ostacolo per il cristianesimo sono gli stessi cristiani, perché non vivono né testimoniano il vangelo predicato da Gesù. Noi credenti con i nostri atteggiamenti e la nostra condotta nascondiamo, invece di manifestare, il genuino volto di Dio (GS 19).

La fede dei Magi, messa tante a volte a dura prova, fu infine premiata. Lasciata  Gerusalemme, si rimisero in cammino verso Betlemme e la stella riapparve. Dice il Vangelo che “al vedere la stella, provarono una grandissima gioia” (Gv 2,10). Era la certezza di essere ormai vicini alla meta. Infatti la stella “giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino” . Non si meravigliarono di trovarsi di fronte a un piccolo villaggio, a una povera casetta e a un debole bambino in braccio a un’umile donna, ma “entrati nella casa – continua il Vangelo -  videro il bambino con Maria sua madre, e prostratosi lo adorarono”.

Anche noi oggi, insieme ai Magi, vogliamo prostrarci dinanzi a Gesù e riconoscerlo nostro vero Dio e Salvatore; e infine, per un’altra strada, per quella nuova della fede, ritornare alle nostre case, adoperandoci perché altre anime credano e riconoscano in Gesù il vero ed unico Messia inviato dal Padre per la salvezza di tutti i popoli.

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