ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
di P. Gabriele M. Pellettieri
Seguendo un’antica tradizione, la Chiesa oggi ricorda il ritrovamento della Santa Croce di Gesù per merito dell’imperatore greco Eraclio. Questi, dopo aver sconfitto i Persiani, la riportò trionfalmente a Gerusalemme nel 638. Lo scopo dell’odierna celebrazione è di esaltare e glorificare la Croce beata del Redentore divenuta, per il popolo cristiano, sorgente di gloria e di salvezza. Dall’albero del Paradiso terrestre scaturirono frutti di morte per l’umanità, dall’albero fecondo della croce, invece, sgorgarono frutti di grazia e di vita immortale.
La festa odierna ci svela l’aspetto glorioso della Croce del Salvatore divino. La crocifissione di Gesù, in effetti, non fu soltanto il momento della più grande umiliazione, ma anche della glorificazione. San Giovanni, nel Vangelo d'oggi, afferma chiaramente che l’“innalzamento” di Gesù sulla croce, porterà salvezza a quanti si volgeranno a Lui con fede (cf 3,14-15). La Croce, dunque, non è più strumento d'infamia, di sconfitta e di morte, ma di gloria, di vittoria e di salvezza
Anche san Paolo, nella seconda lettura, ribadisce il concetto che la croce porta alla gloria: l’umiliazione subita da Gesù sulla croce, infatti, gli ha procurato la più grande esaltazione: “Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2,9-11). La gloria eterna che il Padre celeste ha conferito al Figlio è un dominio che si estende su tutto l’universo. A Lui saranno sottomesse tutte le creature del cielo e della terra.
Qual è stato il motivo che ha spinto il Figlio di Dio a farsi uomo e a scegliere la strada dell’umiliazione e della sofferenza? Il mistero della croce nella vita di Gesù può essere compreso solamente alla luce dell’amore infinito di Dio, come leggiamo nel brano del Vangelo odierno di san Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (3,16). Per far conoscere all’uomo l’infinita grandezza dell’amore divino, il Verbo di Dio non solo assunse la nostra stessa natura umana, ma scelse anche la strada che più efficacemente lo potesse esprimere: quella del dolore e del sacrificio. Chi ama, infatti, accetta ogni sofferenza per amore della persona amata, come ben si esprime Gesù nel Vangelo: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).
Solo alla luce dell’amore divino possiamo comprendere il significato profondo del mistero della croce in Gesù e in ogni uomo. Per il cristiano, la croce non è più “stoltezza”, come la consideravano i pagani, o “scandalo”, come lo era per i giudei (cf 1Cor 1,22), ma è l’espressione dell’amore più grande. Colpisce profondamente il fatto che ai nostri giorni, in tanti ambienti cristiani, è forte la tendenza ad escludere il concetto stesso di sacrificio e di croce, considerato un avanzo di religiosità primitiva. Oggi l’uomo ha paura della croce, l’aborrisce, la rifiuta e la combatte. La risposta, invece, non consiste nell’eliminarla ad ogni costo dalla propria vita, cosa d’altra parte impossibile, ma nel seguire la strada di Gesù, la strada dell’amore. La croce è un cammino che il Verbo incarnato ha percorso per primo, e che deve essere, per ogni cristiano, la via unica di redenzione, di salvezza e d'esaltazione.
Non si può essere cristiani seguendo una strada diversa da quella tracciata da Gesù: “Chi non è con me è contro di me” (Mt 12,30). La croce è un’esigenza della vita cristiana. Gesù ha detto chiaramente: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me” (Mt 10,38). Poche, però, sono le anime forti e generose che amano sinceramente il Signore e lo seguono nella via del sacrificio. A riguardo, Padre Pio da Pietrelcina ci ricorda che il soffrire è la principale missione di chi vuol seguire fedelmente il Signore, e che il premio e la gloria futura dipendono dal modo come accettiamo le nostre croci: “Rammentiamoci che la sorte delle anime elette è il patire, è la sofferenza sopportata cristianamente condizione a cui Dio, autore d’ogni grazia e d'ogni dono conducente a salute, ha stabilito di darci la gloria” (Epistolario II, p. 248). Con queste espressive parole, san Pio c'insegna che il segreto più prezioso della vita cristiana è quello di saper soffrire, vale a dire, di saper valorizzare tutte le croci, anche le più piccole, accettandole per amore di Dio.
Chiediamo al nostro Santo la grazia di saper portare con Gesù e per Gesù le croci che incontriamo sul nostro cammino, in modo che diventino sorgente di benedizione e di salvezza per noi e le anime.