Immacolata Concezione della B.V. Maria
Celebriamo oggi la festa dell’Immacolata Concezione. Con gioia inesprimibile la Chiesa c’invita a unirci al coro degli Angeli e al giubilo delle anime beate del Paradiso per festeggiare la Vergine Maria in uno dei suoi privilegi più eccelsi che fa di Lei la creatura più santa che la terra abbia mai conosciuto e l’immagine più sublime della santità di Dio.
L’odierna celebrazione non disdice affatto al clima liturgico dell’Avvento. Anzi, nella luce radiosa dell’Immacolata, l’Avvento si comprende nella pienezza del suo vero significato, come tempo gioioso di attesa e di intenza preparazione alla nascita di Gesù. La Vergine Maria ha vissuto in modo unico l’attesa della nascita del Redentore, che portava nel suo grembo verginale. Per questo possiamo affermare che l’Avvento è il tempo liturgico più mariano dell’anno.
Il privilegio dell’Immacolata Concezione è una verità di fede definita nel 1854 da Pio IX. Il Papa nel decreto di definizione affermava: “E’ dottrina rivelata da Dio … che la Vergine Maria … fu preservata immune da ogni macchia del peccato originale dal primo istante della sua concezione” (DS 2083). Questa definizione era il coronamento di un culto tributato dal popolo di Dio che, da tempi remotissimi, invocava e celebrava la Madonna col titolo di Immacolata.
La Vergine Maria, nel suo privilegio di esenzione da ogni macchia di peccato, costituisce il segno concreto del compimento da parte di Dio della sua volontà di salvare l’uomo e della sua fedeltà alle promesse antiche. Inoltre, l’Immacolata, che già sulla terra brillava radiosa nello splendore della sua santità, rappresenta il modello sublime della nostra meta finale, ossia di ciò che noi diventeremo al termine del nostro cammino terreno: “santi e immacolati” (Ef 1,4) al cospetto di Dio, come afferma san Paolo nella seconda lettura della Messa odierna.
Il privilegio dell’Immacolata Concezione non dice solo assenza da ogni macchia di peccato, ma significa soprattutto pienezza della grazia di Dio. L’Immacolata, infatti, è il trionfo della grazia e della santità di Dio. La sua bellezza, lo splendore dei suoi privilegi e delle sue virtù fanno di Lei una creatura più divina che umana, l’unica sbocciata sulla terra degna di attirare lo sguardo e la compiacenza di Dio. L’Immacolata è la Donna vagheggiata da Dio all’inizio dei tempi e da Lui promessa come Madre del Redentore: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gn 3,15); è la Donna che, nella pienezza dei tempi, diventa la Madre di Gesù e, per la sua piena collaborazione alla Redenzione del Figlio, la Corredentrice universale del genere umano; è la Donna che appare “vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1), la Vincitrice del “drago rosso”, di Satana, che porterà le schiere dei figli di Dio alla vittoria finale. Nel nome dell’Immacolata, segno grandioso di speranza per l’umanità, si apre e si chiude la storia della salvezza. Di Lei parla la Bibbia all’inizio dei tempi, nella pienezza dei tempi e alla fine dei tempi.
Il Vangelo di oggi ci propone una pagina fondamentale della nostra salvezza: il racconto dell’Annunciazione: Dio ha trovato nella Vergine Immacolata la nuova Eva disposta ad accettare il suo piano e a fare sempre la divina volontà. Alla proposta dell’Angelo di diventare la Madre del Verbo incarnato, Ella risponde con profonda umiltà: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). In quel momento l’Immacolata, riparando il peccato e la disobbedienza di Eva, dava inizio all’opera della Redenzione, con l’incarnazione del Verbo di Dio nel suo seno verginale.
Oggi, guardando la Vergine Maria nello splendore della sua eccelsa santità, ci appare ancora più evidente la terribile realtà del peccato, di cui solo i Santi ne avvertono fino in fondo la bruttezza, la gravità e i terribili effetti che produce nell’anima e sull’umanità. La lotta più grande ingaggiata da Padre Pio da Pietrelcina è stata quella di liberare l’uomo dal peccato. Ha sofferto, ha pianto e si è immolato per questo. Non fa meraviglia, perciò, se all’accusa di un peccato mortale durante la confessione, egli fremeva e gridava: “Sciagurato!”. Il Santo del Gargano ci aiuti ad avere orrore del peccato, a combatterlo con forza e a seguire il fulgido esempio di santità della Vergine Immacolata.