“Mensura Christi Maria”
Padre Pierdamiano Maria Fehlner (FI)
Questo antico e sapienziale effato cristologico-mariologico, senza nulla perdere in essenza, potrebbe applicarsi particolarmente al mistero della Redenzione, così adattato: “Mensura Redemptoris Corredemptrix”.
Gli Studi mariani della Bibliotheca Corredemptionis, presentati da studiosi eminenti del Mistero di Maria, vogliono essere voce della ricerca teologica più fondata e autorevole a sostegno della verità della Corredenzione mariana, inserita nell’“architettonica” della soteriologia e ritenuta già da tempo «doctrina catholica certa» (I. A. De Aldama)[1] e «proxima fidei» (S. Ragazzini e B. Gherardini)[2].
È uno dei segni dei tempi attuali, infatti, l’interesse e l’entusiasmo di tanta parte del mondo cattolico, specie là dove la fede è più vibrante, per la dottrina sulla Corredenzione mariana, legata in radice, e scolpita, potremmo dire, nelle pie immagini e nei santuari dell’Addolorata sparsi in ogni parte della terra.
Questo mistero di fede della Corredenzione mariana è preziosissimo e dolcissimo ad ogni cuore di cristiano. È preziosissimo per il ruolo fondamentale, doloroso e drammatico, che la divina Madre svolge accanto al Divin Figlio - «sotto di Lui e con Lui», come afferma la Lumen gentium 56 - nell’opera della Redenzione universale iniziata a Nazareth con l’Incarnazione, consumata sul Calvario con la Crocifissione e Morte. È dolcissimo, perché la Corredenzione mariana fonda e garantisce la realtà della Redenzione operata da Cristo, fonda e garantisce nello stesso tempo la Maternità universale di Maria nei riguardi di ciascun redento. Una Maternità sofferta e consumata sul Calvario fino a «gridare per le doglie e il travaglio del parto» (Ap 12,2)[3].
Proprio perché Maria santissima è la Corredentrice, Gesù è il Redentore universale unico e assoluto. Proprio perché Maria santissima è la Corredentrice, ogni redento è suo figlio vero, reale, per grazia (e non adottivo soltanto).
In queste pagine vogliamo particolarmente esporre, in rapida sintesi discorsiva, non scolastica, il primo punto di verità sul fondamento che la Corredenzione mariana viene a costituire nei riguardi della Redenzione universale operata dal Figlio Redentore, garantendo appunto, Ella, quale Corredentrice, la verità del Mediatore-Redentore unico, assoluto, e confermando, in tal modo, la verità dell’antico detto sapienziale cristologico-mariologico (“Mensura Christi Maria”) applicato al mistero della Redenzione: “Mensura Redemptoris Corredemptrix”.
Recentemente, un cattolico egiziano (copto), profondamente devoto della Madre di Dio, mi diceva di ritenere pericolosa la dottrina della Corredenzione mariana, vista in luce cristologica e soteriologica secondo la concezione islamica della Redenzione. Affermava, infatti, che i mussulmani hanno una grande devozione a Maria Madre di Gesù e accentuano il suo ruolo speciale svolto nell’opera della Redenzione; ma, in forza proprio di questa accentuazione del ruolo di Maria, essi arrivano a negare la divinità di Gesù e a subordinare, in certo senso, il ruolo di Cristo a quello della Madre nell’opera della Redenzione.
Ecco perché, secondo questo cattolico egiziano - che riflette ed esprime il pensiero identico di altri - anziché sostenere la dottrina della Corredenzione mariana per cercare di portarla anche alla definizione dogmatica ufficiale, la Chiesa dovrebbe piuttosto affrettare i tempi per arrivare a definire la verità di fede secondo cui solo Gesù Cristo è il Redentore nell’opera della Redenzione, così come solo Dio è Creatore nell’opera della creazione.
Nell’affrontare e rispondere a questa problematica, come premessa, annotiamo che, sotto una varietà di forme e di contesti, c’è oggi, da parte di alcuni, una comune obiezione di fondo alla Corredenzione mariana: per affermare e garantire il carattere unico e trascendente del Salvatore e della sua opera salvifica redentiva, gli obiettori dicono che è necessario escludere la sua Madre Maria da qualsiasi associazione attiva con il Figlio nell’economia della salvezza; in tal modo si evita di ricadere negli errori dell’Arianesimo (eresia insegnata dal sacerdote Ario di Alessandria di Egitto, che negava la divinità di Cristo ritenuto solo una creatura, sebbene la prima e la più grande fra tutte).
Ma ciò che i cattolici spesso non considerano - influenzati dalla soteriologia del “Christus solus”, propria del protestantesimo occidentale -, è l’inesorabile logica del rifiutare la verità in facto esse, e quindi la definizione dogmatica della Corredenzione mariana.
Tale logica, però, deve per forza portare, in ultima analisi, al rifiuto della Maternità divina di Maria, come anche al rendere l’Incarnazione un’opera esclusivamente di Dio e in nessun modo, per quanto subordinato, opera attiva e immediata di Maria santissima.
Lungi dal proteggere dall’eresia, dunque, questa affermazione ha sempre sovvertito, invece, la fede di grandi masse di credenti. È questo ciò che i grandi Dottori della Chiesa, quali Sant’Atanasio d’Alessandria (Concilio di Nicea dell’anno 325) e San Cirillo di Alessandria (Concilio di Efeso dell’anno 431) videro così chiaramente, e quindi insistettero, a buon diritto, sul titolo della Madonna «Theotokos-Dei Genetrix-Madre di Dio», come la migliore difesa, l’unica adeguata, per la fede nella divinità di Gesù e nella realtà dell’Incarnazione e dell’unione ipostatica.
I. La devozione alla Madonna, si sa, ammette molti gradi di perfezione. Gli acattolici possono amare veramente la Madonna, anche prima di essere correttamente illuminati sui misteri della fede. Non dobbiamo pensare, però, che la loro devozione, solo perché fervente ed edificante, sia anche un indice affidabile di verità dogmatica. I musulmani, ad esempio, hanno una grande devozione a Maria come Madre di Gesù (non di Dio). Ma, poiché non definiscono correttamente tale maternità, essi sbagliano anche nell’individuare la parte unica che Maria santissima ha nell’opera della Redenzione e, di fatto, presentano erroneamente sia la persona divina di Gesù, sia la sua opera salvifica di Redentore universale. Per questo la solenne definizione della Divina Maternità (correttamente affermata con precisione nei suoi termini e nel suo carattere soprannaturale) al Concilio di Efeso nel 431, fu e rimane tanto importante per la fede e la devozione a Gesù Dio-uomo e a Maria Madre del Dio-uomo. È la Maternità Divina di Maria, infatti, che viene a garantire la Divinità di Gesù, il Verbo Divino, Figlio del Padre e Figlio di Maria.
Similmente, i musulmani concepiscono il ruolo redentivo di Gesù come quello di un semplice profeta (non sacerdote) meno grande di Maometto. E questo perché, invece di affermare correttamente, secondo il genuino “sensus fidei”, la Corredenzione mariana, essi hanno una visione meramente naturalistica del ruolo della Vergine nell’opera salvifica della Redenzione. E tale naturalismo conduce inevitabilmente ad un concetto di salvezza puramente materialistico e secolare, analogo a quello della cosiddetta “teologia della liberazione”, ossia a quel messianismo politico che ha portato gli Ebrei a ripudiare Gesù come il Salvatore atteso e profetizzato nei secoli.
II. Se la devozione a Maria Corredentrice fosse potenzialmente rovinosa per una corretta visione di Gesù Redentore, come affermano costantemente i critici, allora anche la devozione della Divina Maternità di Maria sarebbe stata egualmente pericolosa per la fede nella Divinità di Gesù, suo Figlio e Salvatore. Infatti, diventando Figlio di Maria, Egli avrebbe dovuto cessare di essere Dio. Invece, al contrario, Egli, incarnandosi in Maria Vergine, non ha cessato di essere ciò che era, diventando ciò che non era. E la definizione della Maternità divina ha appunto garantito una corretta comprensione sia della Divinità che della umanità del Verbo di Dio: Divinità e umanità sostanzialmente unite nell’unica Persona del Verbo.
Da ciò possiamo saggiamente desumere che, come l’affermazione dogmatica della Divina Maternità di Maria Vergine all’inizio dell’Incarnazione, così anche l’affermazione dogmatica della sua Corredenzione al termine dell’opera salvatrice di Gesù sul Calvario è indispensabile alla comprensione della retta fede e della più genuina devozione al mistero salvifico dell’Incarnazione e della Redenzione.
Le Vergine Maria, infatti, senza nulla detrarre all’unicità del suo divin Figlio e Salvatore, viene coinvolta attivamente e immediatamente, come nessun altro, nell’opera della salvezza universale. Dopo tutto, è agevole riflettere che solo una persona è la Madre di Dio, e senza l’opera di questa sola persona, la Vergine delle Vergini, non ci sarebbero state né l’Incarnazione, né la Redenzione, né la Chiesa. Ella sola è la Madre di Cristo e della Chiesa. E questo spiega perché Ella è ancora coinvolta direttamente e immediatamente nella distribuzione di tutte le grazie nella Chiesa, adesso, soprattutto quando il sacrificio redentivo di Gesù è rinnovato e offerto nella forma eucaristica. Per questo gli antichi canoni della Santa Messa invocano la presenza di Maria SS.ma prima e al disopra di tutti gli altri angeli e santi (ad esempio la preghiera del Canone Romano, che dice espressamente: «Communicantes et memoriam venerantes in primis gloriosae semper Virginis Mariae...»).
III. Coloro che si oppongono alla definizione dogmatica della Corredenzione mariana spesso invocano l’analogia tra Dio Creatore e Dio Redentore per giustificare la loro visione del Redentore unico che esclude una Corredentrice. Poiché è Dio solo che crea - così ragionano in nuce -, quindi è Dio solo che redime. Non ci sono associati di sorta all’opera redentiva di Dio, così come non ci sono associati di sorta all’opera creativa di Dio.
La Tradizione cattolica, però, non ammette qui una parità completa. A ben riflettere sul concetto di creazione, infatti, si comprende agevolmente che nel senso del creare sta il fatto che Dio solo può trarre dal nulla le cose per un semplice comando della sua Volontà. L’atto dell’incarnarsi, invece, come anche l’atto del redimere da parte del Verbo Incarnato, non esclude di per sè la cooperazione da parte di una persona qualificata. Chi poi sarebbe tale persona qualificata non possiamo conoscerlo se non con l’aiuto della divina Rivelazione, come anche senza l’aiuto della Rivelazione non arriveremmo mai a conoscere l’Incarnazione e la Redenzione, che invece sono realmente, storicamente avvenute. Ebbene, proprio dalla Rivelazione divina noi sappiamo che fu Maria, l’Immacolata, a meritare di essere la Vergine Madre di Dio e la Cooperatrice diretta e immediata della Redenzione universale.
IV. Una volta compreso che la Vergine Maria è stata preservata immacolata dalla colpa d’origine - in virtù dei futuri meriti del suo Figlio Salvatore - per poter essere la Madre di Dio, cioè per godere un ruolo unico e attivo nell’opera della salvezza iniziata nell’Incarnazione (all’Annunciazione), allora è relativamente semplice capire perché Ella occupa un ruolo singolare anche nella sua consumazione (sul Calvario). Nel primo momento il suo titolo è Madre di Dio; al momento finale il suo titolo è Corredentrice. Ciò è logico, perché il titolo descrive esattamente la sua relazione subordinata al Figlio-Salvatore nell’offrirlo e nel soffrire con Lui.
È nell’affermare questa correlazione fra i due momenti (inizio e consumazione dell’opera redentiva) che noi ci assicuriamo una comprensione corretta della Divinità e dell’umanità di Gesù nell’opera della salvezza universale. Storicamente noi sappiamo bene che gli Ariani negavano la Divinità di Cristo, i Monofisiti negavano l’umanità e i Nestoriani negavano l’unione ipostatica, pur affermando apparentemente sia la Divinità che l’umanità di Cristo. Ciascuna di queste eresie comprometterebbe la fede, sconvolgerebbe la vita spirituale e sbilancerebbe la retta devozione della Chiesa e dei credenti in rapporto al genuino e ineffabile mistero di Cristo, che è Dio ed è uomo, che ha la Divinità e l’umanità nell’unità della Persona del Verbo.
Poiché questi errori sono tanto largamente insinuati e trasmessi oggi sotto la maschera del “Christus solus” quale Mediatore sulla Croce, risulterebbe davvero urgente che l’idea corretta della Redenzione fosse esposta anche nella forma di una solenne definizione della Corredenzione di Maria SS.ma. Ciò sarebbe semplicemente e fondamentalmente un modo di chiarire oggi quel che la Chiesa da sempre intende per predestinazione di Cristo e di Maria (o Alleanza dei due Cuori: Sacro e Immacolato) alla salvezza del mondo: Cristo come Verbo Incarnato, Maria come Sua Madre.
Con l’affermazione di Maria quale unica Corredentrice accanto al Redentore, in toto subordinata a Lui, si viene a confermare ancora più luminosamente, dunque, la verità dell’antico effato sapienziale cristologico-mariologico applicato particolarmente al mistero della Redenzione: “Mensura Redemptoris Corredemptrix”.
[1] I. A. De Aldama, Mariologia, in Sacrae Theologiae Summa, Madrid 1961, p. 418, dove l’Autore scrive testualmente che la Corredenzione mariana oggettiva è da considerarsi «doctrina catholica certa, ab omnibus Summis Pontificibus universae Ecclesiae per integrum saeculum constanter proposita»; e nella nota l’Autore spiega molto bene che «quamvis magisterium ordinarium Romani Pontificis non sit per se infallibile, si tamen constanter per longum tempus determinatam doctrinam toti Ecclesiae docendo proponit (sicut in nostro casu) ipsius infallibilitas admittenda omnino est; alias induceret Ecclesiam in errorem. Cfr J. De Guibert, De Christi Ecclesia, Romae 1928, 261 n. 314.
[2] S. Ragazzini, Maria vita dell’anima, Frigento 1984, pp. 14-15, dove l’Autore scrive testualmente che Maria SS.ma «è Corredentrice: ormai è dottrina “proxima fidei”». E il Gherardini, recentemente, in una magistrale trattazione sulla Corredentrice, parla della «certezza teologica, che per i suoi supporti scritturistici, tradizionali e magisteriali potrebbe esprimersi in una dottrina “proxima fidei” fin a quando la Chiesa non decida una qualificazione diversa»: B. Gherardini, La Corredentrice, in Divinitas 39 (1997) 159.
[3] Sull’interpretazione mariologica di questo testo dell’Apocalisse, si veda S. Manelli, Mariologia Biblica, Frigento 1989, pp. 381-399, dove l’Autore si rifà ad esegeti come Cerfaux, Braun, Feuillet, Laurentin, Squillaci, Romeo, Salgado.