XXIX DOMENICA – ANNO B
Oggi la Parola di Dio ci ricorda che siamo stati chiamati a conformare concretamente la nostra vita a quella di Gesù, seguendo la strada della sofferenza da Lui tracciata. Infatti, non è attraverso il successo e la gloria umana che si arriva alla salvezza e alla beatitudine eterna del cielo, bensì attraverso la strada dell’umiltà e della rinuncia.
La prima lettura di questa domenica accenna alla “via dolorosa” percorsa da Gesù. Il “Servo del Signore – di cui parla con accenti ispirati il profeta Isaia – disprezzato e reietto dagli uomini” (Is 53,3) che porta da solo il peso schiacciante delle umane iniquità, è simbolo e figura di Gesù, il Messia “sofferente”. Le espressive parole della prima lettura - “al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori” (ivi, 10) - rivelano, infatti, il piano misterioso del Padre di “dare” il suo Unigenito Figlio per la salvezza del mondo, e la volontà di Gesù che spontaneamente “offrirà se stesso in espiazione” (ivi). Per riscattarci dai nostri peccati, Egli si è offerto liberamente alla morte infame della croce. Questo sacrificio volontario giustificherà tutti quelli che accettano di essere salvati.
Anche la seconda lettura, che riporta un brano della lettera agli Ebrei, parla di Gesù, come Colui che “sa compatire le nostre infermità” (ivi, 15), perché si è fatto in tutto simile a noi, anche nelle sofferenze, escluso il peccato. Per questo possiamo accostarci a Lui e invocarlo “con piena fiducia” (Eb 4,14).
Nella pagina odierna del Vangelo, infine, il Maestro divino, con le parole eterne della sua Sapienza, c’insegna che è grande stoltezza correre dietro agli onori e alla gloria vana degli uomini. L’occasione per questo grande insegnamento Gesù la coglie dall’audace richiesta che gli apostoli Giacomo e Giovanni rivolgono a Gesù: “Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” (Mc 10,37). Gesù risponde“Voi non sapete ciò che domandate” (Mc 10,38). La pretesa di voler essere i primi, di accaparrarsi i primi posti, di primeggiare sugli altri costituisce un grave pericolo per la salvezza eterna dell’uomo. Ciò che invece il cristiano deve desiderare è l’ultimo posto, il posto di colui che serve. Davanti ad una dottrina tanto sorprendente, Gesù offre se stesso come esempio vivente: “Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (ivi, 45). Gesù non si è limitato alle parole. Egli, pur sapendo d'essere Dio e Signore, ha scelto l’ultimo posto, la strada del servizio umile e amorevole. Nell’ultima Cena, dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli come avrebbe fatto l’ultimo dei servi, dice loro: “Vi ho dato, infatti, l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gi 13,15). Gesù c’insegna a scegliere gli ultimi posti. Anche coloro che sono preposti in autorità, devono considerare la loro funzione come un servizio che va fatto con amore e umiltà, imitando anche in questo l’esempio di Gesù.
Gli apostoli, come tutti gli uomini, tentano sempre di evadere dalla sofferenza e di assicurarsi gli onori e la gloria del mondo. Pochi sono coloro che non si lasciano affascinare dall’oro falso del successo umano, dalla gloria vana del mondo, dal plauso effimero degli uomini e seguono il Maestro lungo la via oscura del nascondimento, dove nessuno li nota, li applaude, li considera. Gesù non ha cercato l’approvazione del mondo. Ha avuto a cuore solo la gloria che viene dal Padre. Con il suo esempio e i suoi ammaestramenti, Gesù ci ricorda che il fine ultimo di tutta la creazione e, quindi, anche dell’uomo è di rendere gloria a Dio sulla terra e in Paradiso per tutta l’eternità. Tutta la vita del cristiano deve tendere verso questo scopo essenziale: dare gloria a Dio, glorificarlo in ogni pensiero, desiderio e azione. Coloro che desiderano i primi posti e agiscono per amor proprio o per vana compiacenza, mettono se stessi al posto di Dio. E’ l’errore più grave che l’uomo possa commettere. A che cosa servono gli onori e il plauso degli uomini se manca l’approvazione di Dio?
Gli Angeli del cielo che lodano Dio e lo servono fedelmente e i Santi sulla terra che consumano la loro vita nel rendergli gloria e onore, sono le creature che dobbiamo imitare. Padre Pio da Pietrelcina ci offre un esempio straordinario a riguardo: egli ha sacrificato e immolato tutti gli anni della sua vita per quest'unico scopo: dare al Signore l’amore più grande, il servizio più fedele e la massima gloria. La santità è la risposta più convincente per l’uomo di aver raggiunto il suo fine. Seguiamo, dunque, l’esempio mirabile dei santi. Mettiamoci anche noi decisamente in cammino verso la santità e saremo certi di rendere a Dio la gloria più grande.