II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Con questa domenica ha inizio il tempo ordinario dell’anno liturgico in cui la Chiesa invita il cristiano a contemplare gli anni della vita pubblica di Gesù. La Liturgia della Parola oggi ci porta a riflettere sulla nostra vocazione cristiana alla santità, a cui tutti indistintamente siamo chiamati. Questa vocazione viene da Dio, che, con un atto gratuito di amore, prende l’iniziativa di chiamare e invitare l’uomo a entrare nel suo servizio, ad avere comunione con Lui e a seguirlo. La chiamata di Dio è la radice della nostra fede e segna l’inizio del nostro cammino di salvezza. Nella Bibbia, le pagine che raccontano episodi di “vocazioni” sono numerose e sono tra le più belle e toccanti. Anche le letture di questa domenica narrano alcune di queste “chiamate”: nella prima lettura la chiamata di Samuele, nel Vangelo quella di tre apostoli: Andrea, Giovanni e Simone. Nel descrivere la storia stupenda della sua vocazione, quella dei suoi compagni e il loro primo incontro con Gesù, S. Giovanni traccia anche le tappe di un vero e proprio cammino spirituale che ogni cristiano deve compiere per incontrarsi con Gesù.
Il Vangelo di oggi si apre con l’episodio del Battista nel momento di separarsi da due dei suoi discepoli, forse i migliori e i più amati: Giovanni e Andrea. Il Battista non soffre di questa separazione anzi, come l’amico è contento dell’arrivo dello Sposo, così egli gioisce di poterli affidare finalmente a Gesù. Era questa la sua missione. Attende solo l’occasione. “Il giorno dopo Giovanni… - racconta il Vangelo - fissando lo sguardo su Gesù che passava” , lo addita ai due discepoli ed esclama “Ecco l’Agnello di Dio!” (Gv 1,35). E da quel momento i due discepoli si separano da lui e si mettono alla ricerca di Gesù, iniziando un nuovo cammino: vogliono incontrarsi e seguire il nuovo Maestro. Impariamo dai due apostoli come procedere nel cammino che conduce a Gesù. Occorre un ardente desiderio, una ferma volontà, la preghiera fiduciosa e costante e la guida di persone esperte e spirituali (sacerdoti, direttori spirituali) che, come il Battista, sanno indicare la strada che porta al Signore. Molti cristiani non fanno nessun progresso spirituale, né si muovono dalla loro tiepidezza interiore, perché manca in loro il desiderio e l’interesse di incontrarsi con Gesù. Altri si perdono lungo il cammino, perché non hanno chi li guidi o si affidano a guide cieche e inesperte nel campo dello spirito.
Così il Vangelo narra l’incontro dei due con Gesù. Appena lo raggiungono gli chiedono “Dove abiti?”. Con questa domanda esprimono un preciso desiderio di volerlo conoscere da vicino e stare con Lui nell’intimità della sua casa. “Venite e vedete” , risponde loro Gesù, e li invita a fare esperienza con lui. Quel incontro con Gesù lascerà nel cuore di S. Giovanni una traccia indelebile. Ne ricorderà per sempre tutti i dettagli: il giorno, l’ora, la durata: “e quel giorno si fermarono presso di lui: erano circa le quattro del pomeriggio” (Gv 1,39). L’episodio segna un momento decisivo della sua vita. E’ l’inizio della nuova chiamata di apostolo di Cristo. Anche in Andrea è avvenuta una trasformazione: nel rimanere con Gesù, ha avuto la convinzione profonda che Gesù è il Messia. La gioia di questa scoperta è così grande che non può tenerla chiusa nel suo cuore. E allora corre a comunicarlo agli altri. Incontra suo fratello Simone e grida: “Abbiamo trovato il Messia!” e “lo porta” da Gesù. “Gesù, fissando lo sguardo su di lui disse: “Tu sei Simone… ti chiamerai…Pietro” (Gv 1,42). Anche per Simone l’incontro con Gesù è decisivo. Gesù gli cambia persino il nome per indicargli la sua futura missione: sarà la pietra, la roccia, il fondamento della Chiesa.
Incontrare Gesù deve essere il desiderio più grande del nostro cuore. A contatto con Lui l’anima si arricchisce e si trasforma. Perciò i nostri incontri con Lui devono essere frequenti ma anche autentici e profondi. La mancanza di amore e di fede può renderli vani e superficiali e quindi infruttuosi. Quanti cristiani si privano di questa gioia, di questa esperienza di comunione con Gesù! Alcuni perchè non lo conoscono, altri perché non vogliono incontrarsi con Lui e lo rifiutano. E invece, quale stupenda trasformazione porta nell’anima ogni contatto avuto con la sua divina Persona! Per altri, ed è la maggior parte, riesce difficile, anzi quasi impossibile, venire in contatto con Lui perché lo tengono nascosto sotto un cumulo di peccati, di preoccupazioni, di mondanità, di passioni e interessi umani. Così scrive S. Pio da Pietrelcina a un religioso: “ti desidero dal caro Redentore la grazia … di tacere e far tacere tutto intorno a te per sentire la voce divina del diletto e stabilire un pacifico e perenne colloquio” (Ep. IV 295). Il Santo ci esorta, come mezzo necessario per entrare in comunione con Gesù, a conservare, all’esterno e all’interno di noi, quel clima necessario di raccoglimento interiore, oggi così difficile. Solo in questo modo l’anima potrà gustare la presenza di Gesù ed entrare in amorosa conversazione con Lui. Guardiamo i Santi. Sono anime che, pur vivendo nel mondo, non si lasciano assorbire dalle cose mondane, ma vivono continuamente assorti nel mistero di Dio. Essi sono i nostri modelli. Imitiamoli nella ricerca instancabile di Gesù e nel vivere costantemente immersi nell’augusto mistero della presenza di Dio in noi. E’ li, nell’intimità della preghiera e nel profondo della nostra anima, che Egli ci aspetta e ci apre i tesori del suo amore e delle sue grazie, ed è lì che possiamo incontrarlo, entrare in comunione con Lui e sperimentare tutta la dolcezza di quella misteriosa e ineffabile presenza.