III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Il Vangelo di questa domenica riporta il primo messaggio di Gesù indirizzato agli uomini di tutti i tempi che intendono far parte del Regno di Dio. “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). Sono quattro affermazioni che costituiscono un programma di vita. Gesù ci esorta ad accettare il suo messaggio perché il tempo delle promesse è ormai passato, il Messia è già venuto. La sua presenza rende vicino il Regno di Dio, la sua predicazione lo annunzia, lo fa conoscere, ma esso si realizza solo quando l’uomo crede in Gesù e lo accetta nella propria vita.
La prima condizione richiesta per appartenere al Regno è la conversione. “Convertitevi” , dice Gesù nel Vangelo. Da quel giorno risuona ancora per tutto il mondo l’eco di quel annuncio. La sua parola divina è un invito forte a un cambiamento profondo e radicale di vita che ci chiede anzitutto di abbandonare il peccato, ma anche l’amore proprio, l’eccessiva preoccupazione per il futuro, la salute, i beni materiali e tutto ciò che porta ad escludere Dio dalla nostra vita. S. Pio da Pietrelcina, in una lettera indirizzata a una figlia spirituale, afferma che di “tutti questi peccati che costituiscono l’uomo vecchio, l’uomo terreno, l’uomo carnale” (Ep II, 233) non basta solo esserne pentiti, ma è necessario “ che il cristiano si spogli…” dell’uomo “vecchio” e si sforzi “sempre di rinnovarsi e perfezionarsi… se vuol vivere secondo lo spirito di Gesù Cristo” (ivi). Accettiamo l’invito del Santo e impegniamoci ogni giorno a rinnovare la nostra condotta di vita assumendo la mentalità dell’uomo “nuovo” secondo lo spirito del Vangelo. Leggiamo nella prima lettura che Dio inviò il profeta Giona a richiamare a conversione gli abitanti di Ninive, ed essi si convertirono abbandonando “la loro condotta perversa”. (Giona 3,10). L’episodio è un esempio mirabile dell’amore misericordioso di Dio sempre pronto a perdonare l’uomo che si pente sinceramente dei suoi peccati e si converte.
Oltre al richiamo sulla conversione, il Vangelo oggi racconta la chiamata dei primi quattro discepoli di Gesù. E’ una chiamata “speciale”. Essi infatti saranno i primi e più diretti collaboratori di Gesù nella diffusione del Regno di Dio e nell’opera di salvezza dell’uomo. Che cos’è questa chiamata “speciale” di cui ci parla oggi il Vangelo? Due sono le vocazioni fondamentali per l’uomo: la vocazione al matrimonio e la vocazione alla consacrazione a Dio (Sacerdozio e vita religiosa). L’invito di Gesù agli apostoli di seguirlo è un esempio della chiamata “speciale” a consacrare totalmente la propria vita al servizio del Regno. Gesù continua a chiamare giovani, adulti, uomini e donne per la strada della consacrazione a Dio. Ma quanti rispondono alla sua chiamata? Secondo la testimonianza di S. Giovanni Bosco, “un terzo dei giovani porta in germe la vocazione sacerdotale e religiosa”. Colpisce profondamente che oggi siano veramente pochi coloro che accettano l’invito di Gesù. Le statistiche parlano di cifre basse mai raggiunte nei secoli passati. D’altra parte chi non si rende conto che da anni Istituti religiosi e Diocesi non hanno più vocazioni? Come mai? Una delle gravi cause della mancanza di vocazioni è dovuta alla superficialità o irresponsabilità dei giovani che si decidono per il matrimonio, escludendo per principio l’invito di Gesù a una donazione più grande di amore. E invece è loro dovere, prima della scelta di uno stato di vita, esaminarsi diligentemente, con l’aiuto di guide illuminate (sacerdoti, direttori spirituali), per conoscere se il Signore abbia concesso anche ad essi la grande grazia della vocazione alla vita di consacrazione a Dio. S. Alfonso afferma che se i giovani si rendessero conto della grandezza e della sublimità della chiamata al sacerdozio e alla vita religiosa, nel mondo non resterebbe più nessuno, perché entrerebbero tutti nei Conventi. E invece, quante vocazioni, quanti santi mancati per la Chiesa e per il mondo!
Il Vangelo della Messa odierna descrive la chiamata definitiva di Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni alla sequela di Gesù. Mentre lavoravano nelle barche, erano pescatori, Gesù passa e li chiama: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1,17). Il Vangelo fa notare che essi “subito” seguirono il Maestro, abbandonando ogni cosa: parenti, mestiere, casa. La risposta immediata dei discepoli denota una fiducia senza limiti nel Maestro. Infatti essi non chiedono a Gesù spiegazioni sul programma di vita, sui compiti di ognuno, né Gesù spiega le cose per renderle più facili. Chiede solo di seguirlo e i discepoli accettano, confidando solamente in Lui. L’altro elemento che risalta nella risposta dei discepoli alla chiamata di Dio è il distacco, la rinuncia, la separazione da ogni cosa. Per seguire il Maestro divino, tutti, anche coloro che non hanno avuto la chiamata speciale di seguire Gesù, come gli apostoli, i sacerdoti, le anime consacrate a Dio, debbono avere un cuore distaccato, libero da tutti quei legami che li tengono prigionieri del male e impediscono loro di avanzare nel cammino spirituale.
Si degni la Regina degli apostoli di aprire il cuore a uno stuolo senza numero di giovani perché ascoltino la voce del Signore che li chiama a lavorare come apostoli nel suo Regno, perché rispondano prontamente e, senza indugiare, si affrettino a “vendere tutto” e a seguire con gioia e donazione totale il divin Maestro.