OTTAVA  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO                      

La Sacra Scrittura ci parla in modi mirabili e diversi dell’amore misericordioso e fedele di Dio verso il suo popolo. Nell’Antico Testamento i profeti lo raffigurano con bellissime immagini, come quelle di un padre che stringe teneramente a sé il suo bambino o di una madre che non dimentica mai suo figlio (cfr Os 49,15). La Liturgia della Parola di quest’ottava domenica del tempo ordinario ci presenta una nuova immagine, quella dello “sposo”. Uno dei brani più espressivi dell’amore “sponsale” di Dio è quello del profeta Osea, riportato nella prima lettura della S. Messa odierna. Con accenti vibranti d’amore, Dio parla al suo popolo: “Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore (Os 2,16). Israele ha tradito il suo Signore diventando una “sposa” infedele. Dio, però, lo non abbandona, anzi promette di amarlo con amore di “sposo”, purché, pentito dei suoi tradimenti, ritorni ad essere fedele al suo Dio. “Ti farò mia sposa per sempre” ( ivi, 2,21). Con questa commovente dichiarazione d'amore, Dio manifesta ad Israele il suo progetto di legare a sé il suo popolo per sempre con un’alleanza nuova che non avrà mai fine.         

La profezia di Osea si adempie pienamente in Gesù che, con l’offerta della sua vita sulla croce, stipulerà, nel suo sangue, quel patto della nuova ed eterna Alleanza tra Dio e l’umanità, preannunciato sotto l’immagine bellissima dell’amore sponsale. Un riferimento esplicito alla profezia di Osea si trova nel brano odierno del Vangelo. Ai discepoli di Giovanni Battista e dei farisei che accusavano i suoi discepoli di non osservare il digiuno, Gesù risponde loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?” (Mc 2,19). In queste parole si fa accenno al banchetto di nozze preparato dal Padre per il Figlio suo Unigenito che, incarnandosi nel seno purissimo di Maria, prende dal suo grembo verginale la natura umana e la “sposa” con vincolo indissolubile. Nella Persona di Gesù, vero Figlio di Dio e vero Figlio di Maria, si realizza, quindi, quella unione ineffabile, misteriosa,  unica nel suo genere tra la natura divina e la natura umana. Dio può finalmente “sposare” la nostra umanità e trasfondere in noi l’abisso del suo Essere divino. Quale mistero profondo e insondabile d'amore!

Gesù è lo “Sposo” e la sua presenza inaugura il tempo delle “nozze” che durerà fino al suo ritorno glorioso. Il tempo delle nozze è tempo di festa e di gioia. Per questo i discepoli, finché Gesù è con loro, non possono esser tristi e digiunare. Il Vangelo afferma che verranno anche per loro “giorni  in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno” (ivi, 2,20). Ma sarà solo una breve parentesi. Dopo i giorni della Passione e morte di Gesù, che causeranno tristezza e dolore ai discepoli, infatti, Egli risorgerà e tornerà vivo in mezzo ai suoi, in modo nuovo e glorioso.

Oggi Gesù è presente in mezzo a noi come “Sposo” delle nostre anime. Pochi cristiani si rendono conto quanto sia grande l’amore che Dio porta alla sua creatura. I Santi che hanno penetrato più degli altri la profondità di questo mistero, affermano che l’amore di Dio è un amore incomprensibile, anzi “folle”. Egli non solo c’invita a partecipare alle “nozze” del Figlio suo con l’umanità, considerandoci suoi amici e figli, ma, con grande stupore, scopriamo che il mistero dell’intima unione tra la natura divina e umana avvenuta nella Persona di Gesù, in qualche modo, si avvera anche nell’anima di ogni cristiano. In noi pure Dio rinnova il prodigio dell’Incarnazione del suo Verbo. Dal giorno del Battesimo, infatti, Gesù si fa intimamente presente in noi e diventa lo “sposo” della nostra anima. In questo senso possiamo comprendere anche il significato delle due brevi parabole raccontate dal Vangelo. Gesù non è venuto a mettere “una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio”“, né del “vino nuovo in otri vecchi” (Mc 2,21-22), ma a rinnovare dalle radici l’umanità. La presenza di Gesù in noi porta la novità della sua dottrina, della sua parola e del suo esempio, è come il “vino nuovo” ma che può essere accolto solo da un cuore “nuovo”, purificato dai peccati, umile e docile alla volontà di Dio.

Gesù porta all’anima la gioia dello “Sposo”. La sua presenza rende felice il cristiano. Il peccato, invece, porta tristezza, noia e angoscia. Sono tanti i cristiani che oggi, purtroppo, preferiscono vivere con il peccato nell’anima e la tristezza nel cuore. Come sarebbe differente la nostra vita, invece, se l’anima si impegnasse a vivere come vera “sposa” di Gesù! In una bella lettera S. Pio da Pietrelcina spiega a una figlia spirituale a quali sublimi altezze e a quali intimità d’amore viene innalzata l’anima, sposa di Gesù: “Compenetrate la vostra dignità, di essere stata cioè sollevata a sì stretta unione con l’Agnello divino,  … Ella acquista tutte le grandezze e tutti gli onori di cui ne è adorno lo sposo”; P. Pio la esorta a vivere secondo la sua dignità sponsale: “Procurate di mantenervi qual si conviene ad una sposa di Gesù”; e termina illustrandole le qualità che devono adornare la sposa: “vi esorto a mantenervi integra di corpo e di cuore, a camminare nella semplicità della fede non ammettendo nel vostro spirito alcuna corruzione di errore e fuggendo anche l’ombra che offuscar potrebbe l’integrità delle vostre membra” (Ep II, p.210). Accogliamo l’insegnamento di P. Pio e impegniamoci a rimanere fedeli a Gesù, fuggendo anche l’ombra del peccato e conservando puro il cuore, l’anima e il corpo per appartenere unicamente a Lui, “Sposo delle nostre anime. Ricordiamoci che Gesù, alle anime che lo accolgono con gioia e sono generose nell’amarlo, comunica in abbondanza il suo amore “sponsale”, che è amore che trasforma. Spinta da questo amore, l’anima si purificherà fino a raggiungere la piena e totale trasformazione in Gesù.

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