PRESENTAZIONE  DEL  SIGNORE

     Oggi è la festa della Presentazione di Gesù al Tempio. Tuttavia è pure la festa della Madonna, festa della sua purificazione. E’ una festa “congiunta del Figlio e della Madre, scrive il Papa Paolo VI nella Esortazione Apostolica “Marialis Cultus”, “cioè è una celebrazione congiunta di un mistero di salvezza operato da Cristo, a cui la Vergine fu intimamente unita quale Madre del Servo sofferente del Signore…” (7). Le parole del Pontefice fanno riferimento al ruolo unico sostenuto dalla Vergine nel mistero della Redenzione, in cui Ella rimase sempre e intimamente associata all’opera del Figlio. La celebrazione odierna è uno degli episodi che più chiaramente esprimono l’attiva partecipazione della Madonna. Il racconto della Presentazione, narrato nel Vangelo della Messa, presenta Maria e Giuseppe che vanno con Gesù Bambino al tempio per adempiere alle cerimonie prescritte dalla Legge: Gesù, quale figlio primogenito, viene presentato al Signore e quindi riscattato; la Vergine Madre si presenta ai sacerdoti per essere purificata, dopo quaranta giorni dal parto. Gesù era Dio e non aveva bisogno di essere riscattato e così ugualmente la Madonna, purissima nella sua integra verginità, non aveva bisogno di essere purificata e tuttavia si assoggettano alla Legge. Quale profondo insegnamento di umiltà, di obbedienza, di rispetto e di fedeltà ai precetti del Signore ci trasmettono in questo episodio!

            Oltre all’aspetto sacrificale, la Liturgia odierna ha un tono solenne e gioioso perchè Gesù oggi fa il suo primo ingresso nel tempio. E’ questo anche il suo primo viaggio che compie ed è il primo luogo che Egli visita e onora con la sua divina presenza. Gesù entra nel tempio per offrire sé stesso a Dio Padre, portato tra le braccia della sua santissima Madre. A incontrarlo va l’anziano Simeone che “mosso dallo Spirito si recò nel tempio” (Lc 2,27). Il Vangelo dice che Simeone era “un uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele” (Lc2,25). A Simeone, subito dopo, si unisce la profetessa Anna che nel tempio serviva “Dio notte e giorno con digiuni e preghiere” (Lc 2,37). A questi “semplici” Dio rivela il mistero di Cristo. Attraverso una fede mai spenta, Simeone ed Anna riescono, gli unici nel tempio, a scoprire, sotto le sembianze di quel Bambino, l’Atteso, il Messia, il Salvatore del mondo. Ricordando questo avvenimento, la Liturgia, secondo un’antichissima consuetudine, invita oggi i fedeli a  recarsi con gioia, insieme a Simeone ed Anna, incontro a Gesù “luce del mondo” e a riconoscerlo come Salvatore “di tutti i popoli”. I ceri accesi portati in processione sono simbolo della fede, dell’amore, della vita stessa del cristiano che viene offerta al Signore e si consuma a poco a poco per la sua gloria.

Il punto centrale del racconto evangelico odierno è costituito dalle parole profetiche di Simeone rivolte al Redentore e alla Madre sua. Dopo aver proclamato che Gesù è il Salvatore atteso, Simeone profetizza l’aspetto drammatico e sconcertante del ruolo del Messia: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione  perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,34). Gesù è “segno di contraddizione”, per alcuni di salvezza, per altri di rovina. Gesù chiede una scelta. Egli un giorno affermerà che è venuto a portare non la pace ma la guerra; e che colui che lo accoglie sarà salvo e colui che lo rifiuta sarà condannato. Il Figlio di Dio ha sperimentato il rifiuto ancora prima di nascere. E’ stato combattuto e perseguitato durante tutta la sua vita terrena. Il dramma del rifiuto continua ancora oggi. Gesù e il suo Vangelo non sono accolti anche da molti uomini del nostro tempo. Questi che rifiutano il Salvatore e si perdono nel peccato sono la vera causa del dolore di Maria. Perciò, rivolto a Lei, Simeone dice: “e anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35). La rovina di tanti suoi figli sarà la spada che trapasserà il cuore della Madre fino alla fine dei tempi. Attraverso le Scritture, la Vergine Maria, fin dal momento dell’incarnazione del Verbo di Dio nel suo seno, ha compreso che la sua missione è unita indissolubilmente alla missione di suo Figlio. Gesù salverà il mondo in un mistero di dolore e Lei è chiamata ad associarsi alla Passione del Figlio in qualità di Madre e di Corredentrice. La Vergine Maria anche ora, come a Nazareth, ripete, nel segreto del suo cuore, il Fiat alla divina Volontà, rinnovando la sua piena disponibilità al piano di Dio per la salvezza dell’uomo.

Noi cristiani non dobbiamo meravigliarci se siamo rifiutati e perseguitati dal mondo. La nostra preoccupazione è di rimanere fedeli a Gesù. Il cristiano che ha scelto Gesù vuole  condividere anche le sue sofferenze.  Un mirabile esempio di piena partecipazione al mistero della Redenzione lo troviamo in S. Pio da Pietrelcina. Chi ha conosciuto Padre Pio può testimoniare che è stato un uomo sempre sul Calvario con Gesù e la Vergine Addolorata. Come la Madonna ha avuto la sua anima trapassata dalla spada, così S. Pio ha condiviso i dolori di Gesù fino alla pietrificazione del cuore (Ep I, p.993). L’Immacolata e S. Pio ci insegnano che il mezzo migliore per rinnovare il mondo, per convertire le anime e portarle a Dio è l’amore alla croce e la gioiosa conformità alla santa volontà di Dio. E’ questo l’apostolato più fecondo. Il Santo di Pietrelcina ci ottenga la grazia dalla Vergine Addolorata “di farci penetrare sempre più nel mistero della croce e inebriarci con lei dei patimenti di Gesù”. (Ep I, p. 597)

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