SETTIMA  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO                      

Gesù dà inizio alla sua missione annunciando agli uomini la venuta del Regno di Dio. Egli va di paese in paese manifestando la potenza del “Regno” non solo con la predicazione, ma anche con la forza delle opere: guarendo i malati e scacciando i demoni. Oggi la Liturgia della Parola rivela un aspetto “nuovo” del “Regno di Dio”: il potere di Gesù di “rimettere i peccati”. Nella  prima lettura della Messa odierna leggiamo che, già nell’Antico Testamento, nonostante la lunga storia di infedeltà del popolo eletto, Dio, nella sua misericordia, continua ad amarlo e a perdonarlo: “Tu mi hai dato molestia con i peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. Io, io cancello i tuoi misfatti… non ricordo più i tuoi peccati” (Is 22,24). Dio mostra la sua grandezza proprio nel non ricordare, anzi nel perdonare i peccati del suo popolo. Se l’uomo è inesauribile nel peccato, Dio lo è ancora di più nel perdono. Egli cerca tutte le vie per salvarlo, fino a inviare il suo Unigenito nel mondo. Sarà Gesù, infatti, con  l’insegnamento e i numerosi prodigi a rivelare la volontà del Padre celeste di salvare l’uomo dai suoi peccati.

Il racconto della guarigione spirituale e fisica di un paralitico, narrato dal Vangelo di questa domenica, la settima del tempo ordinario, mette in risalto proprio questo aspetto straordinario della misericordia di Dio. La scena si svolge a Cafarnao. Davanti alla casa dove Gesù sta predicando, si è radunata molta gente. Quattro persone si avvicinano portando un paralitico. A causa della folla, salgono sul tetto della casa e da lì lo calano con il suo letto davanti a Gesù. Il povero malato, che sperava di essere guarito dalla paralisi, si sente dire da Gesù parole sorprendenti e inaspettate:”Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mc 2,5). Grande fu lo stupore della gente! Sono presenti alla scena anche alcuni scribi che si rifiutano di accettare Gesù come Messia e come Dio, per cui pensano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?” (ivi, 2,7). Nella risposta di Gesù troviamo una grande prova della sua divinità. Innanzitutto dimostra di conoscere i loro pensieri: “Perché pensate così nei vostri cuori?” (ivi, 2,8). Inoltre, a prova che Egli è Dio e che, quindi, “ha il potere sulla terra di rimettere i peccati” (ivi, 2,10), compie il miracolo della guarigione fisica del paralitico: “ti ordino, alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua” (ivi, 2,11). E il paralitico si alzò e ritornò a casa sua guarito.

Il potere che Gesù aveva di perdonare i peccati è stato da Lui affidato alla Chiesa, dopo la sua risurrezione: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (Gv 20,23). Oggi la Chiesa continua a  perdonare i peccati dell’uomo attraverso il lavacro della Confessione o Riconciliazione. Con questo Sacramento viene data, soprattutto a coloro che sono in peccato mortale, la grazia di una vera e propria risurrezione spirituale. Questo miracolo avviene ogni volta che il sacerdote, in nome di Gesù, assolve un cuore pentito.

            Al paralitico che attende con fede la guarigione fisica, Gesù dice : “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. L’insegnamento è chiaro. Con la guarigione del paralitico Gesù ci insegna che la “remissione dei peccati” è un miracolo più grande della guarigione del corpo. Prima della nostra guarigione fisica dobbiamo preoccuparci di quella spirituale. La vita dell’anima è infinitamente più importante di quella del corpo. Il Sacramento della Confessione è un dono veramente straordinario dell’amore misericordioso di Dio. E’ il rimedio dei nostri peccati. E’ il Sacramento che cura la nostra anima e solleva l’uomo dalle sue miserie. E allora dobbiamo approfittare, accogliere questo dono. Non dobbiamo essere avari di volerlo, di desiderarlo, così come Dio non è certamente avaro di perdonarci, di purificarci, di santificarci. E’ scontato che Dio vuole perdonarci. Ma noi vogliamo riconciliarci, vogliamo veramente il perdono di Dio?

Sembra incredibile, eppure sono molti i cristiani che non apprezzano il Sacramento della Confessione. Sono pronti a intraprendere qualsiasi viaggio, a pagare qualsiasi somma di denaro, a sottoporsi a qualsiasi sacrificio pur di ottenere la salute del corpo e, invece, trascurano quella dell’anima. Forse molti ignorano i grandi vantaggi di questo Sacramento. Ogni Confessione è un tesoro di grazia che non solo purifica l’anima dal peccato, ma l’arricchisce e la fa crescere nella santità. Diceva S. Vincenzo de’ Paoli che “la confessione è la base della perfezione”. Per questo i Santi si confessavano spesso, almeno una volta alla settimana. Chi non lo sa quanto ci tenesse alla confessione settimanale S. Pio da Pietrelcina? Se un’anima così trasfigurata in Cristo avvertiva questo bisogno di riconciliazione, quanto più non dovremmo avvertirlo noi, così soggetti a tante miserie quotidiane? P. Pio esigeva anche dagli altri la confessione settimanale come norma ordinaria di vita cristiana, soprattutto dai suoi figli spirituali. Una volta, una figlia spirituale, per trascuratezza, fece passare un mese senza confessarsi. Quando andò da P. Pio, questi la rimproverò severamente e le disse: “Sciagurata! Ancora non hai compreso il valore della confessione e che cosa perdi trascurandola!”. L’insegnamento della Chiesa e l’esempio di S. Pio da Pietrelcina  ci siano di sprone nel prendere la ferma decisione di accostarci ogni settimana alla Confessione per essere purificati spesso dal Sangue di Cristo e fortificati dalla grazia di questo grande Sacramento, istituito da Gesù per la nostra salvezza eterna.

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