18a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Da questa domenica, e per altre tre successive, la Liturgia presenta alla nostra riflessione il capitolo sesto del Vangelo di S. Giovanni che contiene il famoso discorso di Gesù tenuto nella Sinagoga di Cafarnao, nel quale Egli rivela l’ineffabile mistero dell’Eucaristia, come dono mirabile di sé agli uomini e che realizzerà nell’Ultima Cena, quando cambierà il pane nel suo Corpo glorioso e il vino nel suo Sangue prezioso. Nel brano odierno Gesù si proclama il “Pane di vita”, il Pane vero disceso dal cielo e inviato dal Padre, l’unico Pane capace di estinguere la fame e la sete dell’uomo.
Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, la folla, entusiasta, va in cerca ancora di Gesù. Salgono sulle barche e si dirigono alla volta di Cafarnao e lì, nella Sinagoga, s'incontrano con Lui. Dinanzi alla gente radunata, Gesù inizia il suo discorso chiarendo, innanzitutto, l’ambiguità di quella ricerca: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati” (Gv 6,26). Gesù rimprovera alla folla di non aver saputo cogliere, nella moltiplicazione dei pani, il “segno” di una realtà più grande. La loro ricerca è mossa unicamente dal vantaggio materiale che essi sperano di ricavarne. Era Gesù, invece, che dovevano cercare, non il pane. Lui valeva molto più del pane materiale. Per questo Egli li invita a procurarsi “ non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna… e che il Figlio dell’uomo vi darà” (ivi 27). Con queste parole Gesù promette di dare loro un altro cibo, il “cibo” vero e duraturo, capace di saziare non tanto la fame del corpo, quanto di appagare le esigenze di tutto l’uomo, soprattutto quelle spirituali dell’anima.
A questa proposta di Gesù, la folla, incuriosita e attonita, chiede: “Signore, dacci sempre questo pane” (ivi 34). Come risposta, Gesù rivela che è Lui il pane vero che sazia la fame e la sete dell’uomo: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (ivi 36). Quali profonde realtà celano queste parole mirabili di Gesù! E’ l’affermazione più importante di tutto il racconto. Gesù si presenta al mondo come il “pane della vita”, il pane che il Padre ha mandato dal cielo e che contiene la vita vera, immortale, eterna, la vita stessa di Dio. E’ il cibo “spirituale” donato all’uomo per saziare la fame e la sete insopprimibili del suo cuore.
La folla persiste nella sua incomprensione, non si mostra disposta ad accettare il discorso di Gesù e chiede un “segno” straordinario: “Quale segno tu fai perché vediamo e possiamo crederti?” (ivi 30). Essi addicono come esempio l’episodio di Mosè che nel deserto diede da mangiare agli ebrei “un pane dal cielo” (ivi 31). Gesù risponde precisando, innanzitutto, che non fu Mosè ad inviare il pane del cielo, ma il Padre. Inoltre la manna era un pane che poteva soddisfare solo la fame del corpo, era perciò soltanto un “simbolo” del Pane vero, che può, invece, saziare per sempre ogni anelito d’immortalità racchiuso nel cuore dell’uomo. In Gesù, quindi, sono riposte tutte le speranze dell’uomo. Egli è il pane sospirato. Leggiamo nel Vangelo d'oggi queste espressive parole di Gesù: “Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (ivi 35). Avvicinarsi a Gesù e credere in Lui: ecco il modo come procurarsi il pane vero, “quello che dura per la vita eterna”. Solo chi accetta Gesù e crede in Lui non avrà più fame e più sete in eterno.
Gesù è “il pane della vita” di cui l’uomo, soprattutto dei nostri tempi, ha assoluto bisogno. Da una recente statistica su “I giovani e la religione” appare che, per la maggior parte dei ragazzi dai 15 ai 30 anni, Gesù Cristo non occupa un posto centrale nella loro vita, ma ha solo un'incidenza marginale. Viene spontaneo da chiedersi: come mai tanti giovani (e anche la stragrande maggioranza degli adulti) non sentono il bisogno di avvicinarsi a Gesù, “pane della vita”? Molto dipende dalla società permissiva, laicista e paganeggiante che approfitta di ogni occasione per sradicare Dio dal cuore dell’uomo; ma, in parte, dipende anche dalla nostra poca fede e dal nostro poco impegno di ricerca circa la Persona, la vita e il messaggio di Gesù. Non lasciamoci ingannare dalle false chimere che il mondo d'oggi ci propone. La fame e la sete del nostro cuore possono essere appagate soltanto da Gesù, “pane di vita” eterna e “sorgente d'acqua viva”.
Padre Pio da Pietrelcina ha scritto pagine mirabili sulla fede. Egli l’ha comunicata a tante anime non soltanto attraverso i colloqui personali e gli scritti, ma soprattutto attraverso quella luce che emanava dal suo sguardo e da ogni suo atteggiamento. La sua sola presenza accendeva nel cuore la fiamma della fede. Nelle sue lettere troviamo spesso quest'esortazione: “Non filosofeggiare”. La fede non ha bisogno di molti ragionamenti; anzi, chi ragiona troppo rischia di perderla. “Quanto invece sono felici – aggiunge il Santo - quelle anime che vivono di fede” (Epistolario III, p. 810). Gesù bisogna accettarlo, non discuterlo! Chiediamo a San Pio la grazia di cercare sempre Gesù nella nostra vita, di avere fame e sete di Lui, e di saperlo accogliere come “pane” insostituibile delle nostre anime.