IV  Domenica  di  Avvento

    La Chiesa celebra la quarta domenica di Avvento come “domenica mariana”. Nell’imminenza del Natale, la liturgia ci fa incontrare Maria, perché Colei che per prima ha vissuto, in maniera unica, l’esperienza del Natale ci aiuti a celebrarlo nella profondità del nostro cuore. Infatti, nessuno più di Lei può indicarci la strada per arrivare a Gesù e insegnarci ad accoglierlo nel nostro cuore. Lei è la Vergine dell’Avvento, perché più di tutti i profeti ha tenuto la sua mente, il suo cuore, la sua attenzione, il suo pensiero fisso su Colui che stava per nascere.

          La prima lettura di questa domenica presenta una delle più importanti profezie messianiche. Il re Davide desiderava costruire un grandioso tempio al Signore. Ma Dio non approvò il suo progetto e gli fa dire, attraverso il profeta Natan, che sarà Lui a costruirgli un casa, un regno che non avrà mai fine: “La tua casa e il tuo trono saranno saldi per sempre” (2 Sm 7,16). Nella profezia messianica fatta a Davide, Dio rinnova la solenne promessa di inviare, a suo tempo, il Messia Salvatore. Con questa promessa, Dio dimostra di essere fedele al suo piano di salvezza per l’uomo, nonostante le infedeltà e i peccati del popolo eletto.

          Quando venne la pienezza dei tempi, quando tutto era pronto per la realizzazione del piano divino, “l’angelo Gabriele fu mandato da Dio … a una vergine che si chiamava Maria” (Lc 1,26-27). Alla richiesta di Dio, attraverso le parole dell’angelo, di diventare la Madre del Messia promesso, la Vergine Maria accetta la proposta incondizionatamente, senza alcuna riserva, e permette a Dio l’adempimento del suo piano d’amore di salvare l’uomo: “Eccomi, sono l’ancella del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). L’umile Vergine di Nazaret è il docile strumento, la strada che Dio sceglie per venire a noi. Dal suo consenso, Dio fa dipendere tutto il progetto dell’Incarnazione e della Redenzione degli uomini.

          Con l’incarnazione del Verbo di Dio in Maria, si adempie pienamente la profezia messianica fatta a Davide. L’Immacolata diventa il vero tempio, il tempio della nuova Alleanza, ove Dio prende la sua dimora; in Lei avrà inizio quel regno di Davide che non avrà più fine:”Ecco concepirai un figlio...; il Signore Dio gli darà il trono di Davide  … e il suo regno non avrà fine” (Lc 1,33). Alla fedeltà di Dio nella promessa di inviare il Redentore corrisponde la piena fedeltà di Maria nella realizzazione della promessa. La Madonna è la “Vergine fedele”, fedele a ogni progetto, a ogni volontà, a ogni parola di Dio; fedele alla missione di Madre e Corredentrice, che portò mirabilmente a compimento con la sua piena cooperazione all’opera di salvezza dell’uomo.

          Quali effetti consolanti di grazia scaturiscono per noi dal mistero ineffabile dell’Incarnazione! Alla luce di questo evento scopriamo tutta la portata straordinaria dell’amore infinito di Dio che vuol portare a salvezza non solo il popolo eletto o una categoria particolare di persone, ma ogni uomo disposto ad accoglierlo e a amarlo: ecco, in definitiva, il vero significato del Natale. Dio vuole che questo augusto mistero, vissuto per prima dalla Madre divina, si realizzi anche nella vita del cristiano. Il Figlio di Dio che ha trovato tutta la sua compiacenza nel rinchiudersi nel seno purissimo di Maria, prendendo da Lei la sua carne verginale, desidera entrare, dimorare e prendere possesso anche della nostra anima. Siamo destinati anche noi a diventare dimora santa di Dio se, seguendo l’esempio fulgidissimo della Madre Celeste, saremo capaci di dare, in ogni circostanza della vita, il nostro pieno consenso alla Volontà di Dio. In tal modo permetterai al Figlio di Dio di rinnovare anche in te il mistero della sua incarnazione e della sua nascita.

          Ma non sempre il Signore trova cuori aperti a riceverlo, forse anche il nostro. Prima ancora di venire al mondo non fu accolto dagli uomini. Nel faticoso viaggio compiuto fino a Betlemme, Maria e Giuseppe non trovarono posto: “non vi era posto per essi” (Lc 2,7). Il rifiuto dell’uomo alla venuta nel mondo del Figlio di Dio rapppresenta l’aspetto più drammatico del mistero dell’Incarnazione. Il dramma continua ancora oggi. In quanti cuori Gesù oggi non trova più posto; in  quante famiglie non è più presente; da quanti popoli è ignorato e sconosciuto. Per noi non dev’essere così. Spalanchiamo, invece, con gioia il nostro cuore al Salvatore che viene.

          Fra pochi giorni è Natale. Se finora abbiamo trascorso questo tempo di Avvento distrattamente, dimentichi della nostra anima, impegnamoci, almeno in questi ultimi giorni. Abbiamo bisogno prima di tutto di pregare. Facciamo ogni giorno delle pause di preghiera. Non dobbiamo aver paura di sottrarre del tempo ad altre cose inutili o meno importanti. Se fissiamo lo  sguardo sull’Immacolata la vedremo tutta e sempre raccolta in Dio, immersa in ardente e silenziosa preghiera, rapita dal mistero del Figlio che porta in grembo. Impariamo da Lei a pregare nel silenzio della nostra anima e a tener raccolto i sensi, i pensieri, la fantasia per fissarli in Dio. La preghiera ci aiuterà a purificare il cuore, a pentirci sinceramente delle colpe commesse e ci porterà alla ferma decisione di non peccare più. Anche P. Pio da Pietrelcina ci offre un mirabile esempio da imitare. Nella sua vita ha sempre pregato, anzi ha fatto della sua esistenza una continua intensa preghiera. Ha recitato Rosari senza numero. Da giovane frate, spesso la preghiera era accompagnata da lacrime abbondanti. Un giorno il padre Spirituale gli chiese il perché di quel pianto, e fra Pio rispose: “Piango i miei peccati e i peccati di tutti gli uomini!”. Preghiera e lacrime: ecco le armi che purificano e rigenerano le anime. Un santo che prega e piange i suoi peccati! Quanta vergogna e confusione dovrebbe suscitarci il ricordo invece delle nostre preghiere: poche, povere e distratte, e dei tanti peccati commessi senza pentimento sincero, né dolore, né volontà ferma di emendarci. Il Natale è ormai prossimo. Chiediamo a P. Pio la grazia di saper sempre pregare e la grazia di una vera compunzione del cuore attraverso un accurato esame di coscienza e il lavacro rigenerante della confessione sacramentale. Il nostro cuore diventerà terreno fecondo, come la culla di Betlem, pronto ad accogliere Dio.

 

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