XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

«Sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo Signore»

 

La Liturgia della Chiesa in queste ultime settimane del tempo liturgico ci invita con insistenza a considerare le verità eterne; da tale meditazione la nostra anima trarrà grande giovamento. Leggiamo nella seconda lettura della Messa che l’incontro con il Signore  “sarà come un ladro di notte”, inatteso. La morte, per quanto preparati ci colga, sarà sempre una sorpresa. Se è incerto il giorno della venuta del Signore, certo è l'atteggiamento del cristiano in vista di quell'evento ultimo: tale atteggiamento - ci ricorda san Paolo - è quello della vigilanza. Come cristiani siamo infatti «figli della luce e figli del giorno; noi non siamo [figli] della notte, ne delle tenebre» (5, 4-5). Perciò non dobbiamo dormire «come gli altri» che sono figli delle tenebre o che non hanno conosciuto la luce che è Cristo. Al contrario, dobbiamo restare «svegli» e «sobrii» (5, 6), lavorando con alacrità per la realizzazione del Regno di Dio.

La vita sulla terra, come ci insegna il Signore nel Vangelo, è un tempo per amministrare l’eredità del Signore, e guadagnare così il Cielo. Un uomo “partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo le sue capacità e partì.” Egli conosceva bene i suoi servi, e per questo non lasciò a tutti la medesima parte di eredità. Distribuì i suoi beni secondo la capacità di ciascuno. A ogni modo, ebbe molto anche chi aveva ricevuto un solo talento (il talento è una somma di denaro ingente). Passato un po’ di tempo il signore ritornò dal suo viaggio e chiese il rendiconto ai suoi servi. Quelli che avevano avuto l’opportunità di trafficare con cinque e con due talenti poterono rendere il doppio; spesero bene il loro tempo dandosi da fare, nell’attesa, con i beni del loro signore. Ebbero, poi, la grande felicità di vedere la gioia del padrone dell’azienda, e si meritarono una lode e un premio impensati: “Bene, servo buono e fedele”. Disse quell’uomo a ciascuno, “sei stato fedele nel poco, ti darò autorità sul molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Il significato della parabola è chiaro. Il Padrone è il Signore (è Dio, è Gesù); i servi siamo noi; i talenti sono le doti che Dio ha dato a ciascuno di noi (l’intelligenza, la capacità amare, di volere,i beni temporali, i beni soprannaturali); il tempo durante il quale il padrone è in viaggio è la nostra vita; il ritorno inatteso è la morte; la resa dei conti è il giudizio; il banchetto è il cielo.

Interroghiamoci sull’uso che facciamo del nostro corpo e dei sensi; dell’anima e delle sue capacità. Servono veramente a dar gloria a Dio? Chiediamoci se impieghiamo bene i talenti ricevuti: le ricchezze materiali, la capacità di lavoro, l’amicizia.

Il Signore Gesù soprattutto, lasciando questa terra con l’Ascensione, ha affidato a noi servi, noi cristiani, i beni del regno, i beni soprannaturali e il messaggio del Regno di Dio Lo scopo di questa consegna è di far fruttificare il tesoro del Vangelo della salvezza con l'annuncio della Parola, con la testimonianza personale e con le opere concrete. I cristiani sono «servi» di Gesù, il Signore, in quanto in forza del battesimo «sono obbligati al servizio e non allo sviluppo della loro personalità» I talenti sono i doni che Dio, in Gesù Cristo, elargisce alla Chiesa nel suo insieme e ad ogni singolo battezzato. Anche i talenti naturali, come le doti innate di ogni uomo e di ogni cristiano, sono doni di Dio. E ogni dono, comunitario e personale, non viene dato per la semplice utilità individuale, ma perché sia investito e sviluppato a vantaggio di tutto il Corpo mistico che è la Chiesa.

Il Signore vuole vedere ben amministrata la sua “azienda”. Ciò che Egli si aspetta è proporzionato a quanto abbiamo ricevuto. Per questo dobbiamo pregare il Signore di essere buoni amministratori come abbiamo pregato all’inizio della Messa con la colletta:

«O Padre, che affidi alle mani dell'uomo tutti i beni della creazione e della grazia, fa' che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti della tua provvidenza; rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del tuo ritorno, nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e fedeli, e così entrare nella gioia del tuo regno».

Sviluppare dinamicamente i talenti ricevuti

 E il senso generale della parabola dei talenti, quindi, è che essi non vengono concessi da Dio per essere sepolti dall'uomo, ma affinché questi li faccia valorizzare e moltiplicare. Il tema di una laboriosità sapiente e intelligente è letto dalla liturgia della Parola nel passo poetico dell'antico libro dei Proverbi. Esso descrive la donna perfetta, la donna ideale, di valore superiore alle perle, dotata di grazia e di bellezza, ma soprattutto timorata di Dio. «Una donna perfetta chi potrà trovarla?» (Pro 31, 10), si chiede l'antico saggio della Bibbia. Nell'elogio che egli ne tesse, mette in risalto le doti di tale donna perfetta: la laboriosità, l'amore per i poveri, l'amore per il marito, la bontà del cuore, la saggezza nel parlare e il timore di Dio (Prv 31, 10-13 ss). Lo stesso Salmo responsoriale prosegue - come in filigrana - la lode per questa donna saggia e laboriosa, fonte di felicità familiare: «La tua sposa come vite feconda nell'intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d'ulivo intorno alla tua mensa. Cosi sarà benedetto l'uomo che teme il Signore» (Sal 127, 3-4).

Possiamo vedere in questa donna, oltre le sante donne, specialmente Maria SS. che è modello di vita perfetta, che ha fatto fruttificare, con la fede e con le opere, gli immensi doni di Dio. La Madonna risplende ai nostri occhi per la sua santità di vita, è la piena di grazia. Ha accolto il Verbo di Dio nel suo grembo ed è diventata la Madre di Dio. Ella ci insegna ad amare il Signore e il prossimo, ad operare secondo la volontà di Dio. E il modo per far fruttificare i doni che il Signore ci ha dato, i doni naturali del corpo e dell’anima, i beni materiali, i doni soprannaturali, le virtù soprannaturali, e quello di affidarli a Lei, di consacrarli alla Madonna, in poche parole darsi interamente a Maria SS. Ne consegue che con questa offerta di tutto noi stessi, diamo a Gesù, nella maniera più perfetta perché offriamo tutto per le mani di Maria stessa: Ella, purifica tutte le nostre buone opere, le abbellisce e le fa accettare da suo Figlio.

1)                           Dapprima le purifica da ogni macchia d’amor proprio e da quell’impercettibile attaccamento alla creatura, che si insinua insensibilmente anche nelle migliori azioni. Dal momento che le nostre opere si trovano nelle sue mani purissime e feconde, queste medesime mani, che mai si macchiarono, né furono oziose, e che purificano quanto toccano, tolgono dal nostro dono quanto può esserci di guasto o d’imperfetto.

2)                           Maria abbellisce le nostre buone opere, ornandole dei suoi meriti e delle sue virtù. E’ come se un contadinello, volendo guadagnarsi l’amicizia e la benevolenza del re, andasse dalla regina e le presentasse una mela , che è tutta la sua rendita, perché la presentasse ella stessa al re. La regina, avendo accettato il povero e meschino dono del contadinello, metterebbe questa mela in un grande e bel piatto d’oro, e la presenterebbe al re da parte del contadinello. In questo modo, la mela, benché indegna per se stessa di venire presentata al re, diventerebbe un dono degno di Sua Maestà. Avuto riguardo al piatto d’oro su cui si trova e alla persona che la presenta.

3)                           Ella presenta queste opere a Gesù Cristo poiché non trattiene nulla per sé, ma rimette tutto fedelmente a Gesù. Ella fa accettare queste opere da Gesù, per quanto tenue e povero sia il dono per questo Santo dei Santi e Re dei Re. Maria non è mai respinta, ma è sempre bene accolta da suo Figlio, fa gradire a Sua Maestà tutto ciò che gli presenta, piccolo o grande che sia il dono: basta che Maria lo presenti perché Gesù lo accetti e lo gradisca. E’ il grande consiglio dato anche da San Bernardo a coloro che guidava alla perfezione: “Quando vorrai offrire a Dio qualche cosa, abbi cura di offrila per le purissime e degnissime mani di Maria, a meno che poco t’importo di riceverle un rifiuto”.

(cfr. “Trattato della vera devozione alla Madonna” di S. Luigi Grignon de Monfort)

Fratelli e sorelle, quindi, consacriamoci o rinnoviamo la nostra consacrazione di tutto noi stessi e delle nostre cose a Maria per far fruttificare i talenti che il Signore ci ha dato e così ricevere il premio eterno in Paradiso, ove loderemo insieme a Maria e a tutti i Santi il Signore, ringraziandolo per tutti i suoi benefici, in modo particolare per averci dato una così grande Madre Misericordiosa.

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