L'omelia per la Domenica
di P. Settimio M. Manelli, FI
27 novembre 2005 - I Domenica di Avvento - B - (Mc 13,33-37)

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«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. è come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!”».

 

Questo brano del Vangelo di Marco (13,33-37) ci introduce bene nello spirito del tempo liturgico dell’Avvento, che inizia oggi. “Avvento” è una parola con cui, nel contesto liturgico, ci si riferisce all’avvento, ossia alla venuta, di Gesù Cristo su questa terra con la sua nascita dalla Vergine Maria. Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo, per questo la sua nascita, anche se apparentemente comune, è in realtà un fatto straordinario, che costituisce, appunto, l’avvento per eccellenza.

La Chiesa celebra nella Liturgia tutti i misteri della vita di Cristo. Il Natale è una delle maggiori feste cristiane e viene perciò preparato da un adeguato periodo di maggiore preghiera e di meditazioni sul mistero che si rinnova. L’Avvento è un fatto importante non solo per il singolo ma per l’umanità intera, redenta e salvata da Cristo: per questo va preparato. Ogni cristiano deve rivivere l’attesa del Messia salvatore, e quest’attesa lo deve disporre ad accogliere sempre meglio il Signore Gesù. In questo periodo risuonano gli appelli alla vigilanza, alla conversione e alla penitenza. Si capisce bene, allora, perché la Liturgia ci presenta questo brano del Vangelo di Marco.

    Il passo si trova nel “discorso escatologico”, che riguarda gli avvenimenti ultimi futuri, ed è l’ultimo discorso di Gesù prima del racconto della Passione e morte.

«State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso»: queste parole si riferiscono al momento della distruzione di Gerusalemme, della persecuzione degli eletti e della venuta finale del Messia. Saranno giorni tremendi! Ebbene, Gesù mette in guardia i suoi discepoli. State attenti, o, in greco, guardate! L’espressione richiama l’atteggiamento della sentinella che sta sempre all’erta e dall’alto scruta l’orizzonte per vedere se arrivi qualche nemico. In effetti, la vita cristiana è fatta anche di questo atteggiamento di vigilanza, in quanto il nemico dell’uomo, satana, è sempre attivo, non riposa mai, ma continuamente tenta di far cadere i discendenti di Adamo. Varie volte nei Vangeli si leggono esortazioni alla vigilanza nell’attesa della venuta del Signore come giudice della storia. Anche san Pietro avverte i cristiani dell’Asia: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede» (1Pt 5,8-9). Gesù, nel racconto di san Marco, non mette in guardia dal diavolo, ma dice di stare pronti per il momento della venuta del Figlio di Dio, che sarà il momento del giudizio divino. La necessità di stare pronti è legata all’imprevedibilità della venuta del padrone di casa, che potrà tornare alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, ossia in ciascuna delle quattro parti di tempo in cui era suddivisa la giornata ai giorni di Gesù. L’importante è che il Signore, giusto Giudice, non ci trovi addormentati, ossia in una condizione opposta a quella in cui ci aveva lasciato il padrone di casa (cf v. 34). Il richiamo fondamentale di queste parole di Gesù non è però al timore servile nei confronti del padrone, ma alla necessità di compiere sempre la Volontà di Dio. Nel Vangelo varie volte Gesù proclama beato colui che compie la Volontà di Dio. «Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà al suo lavoro» (Lc 12,43), dice il passo di san Luca parallelo a quello di san Marco. In un’altra occasione Gesù proclama beata sua Madre e tutti coloro che come Lei compiono la Volontà di Dio (cf ivi, 11,28).

Padre Pio è ben saldo in questo insegnamento fondamentale di Gesù e lo inculca anche ai suoi figli spirituali. Insegna che l’adesione alla Volontà di Dio è la base della perfezione cristiana. Così scrive a Raffaelina Cerase il 24 giugno 1915, per incoraggiarla a sopportare sofferenze fisiche e spirituali: «E che altro si può desiderare all’infuori della volontà di Dio? Che altro può bramare un’anima a Lui consacrata? Che altro desiderate voi poi, se non che i divini disegni si adempiano su di voi? Coraggio dunque e avanti sempre nelle vie del divin amore, tenendo per fermo che quanto più la volontà andrà unificando ed uniformandosi a quella di Dio, tanto più si crescerà in perfezione» (Epistolario II, pp. 452s).  

 

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