L'omelia per la Domenica
di P. Settimio M. Manelli, FI
11 dicembre 2005 - III Domenica di Avvento - B - (Luca 3,10-18)

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Il vangelo di questa terza domenica d’Avvento ci presenta la figura di Giovanni Battista come precursore e come testimone del Cristo. L’evangelista Giovanni dice che il Battista fu mandato da Dio. Subito dopo aggiunge che venne come testimone, per rendere testimonianza alla luce. In questo modo viene affermata l’assoluta affidabilità della testimonianza resa dal Battista sul Cristo luce: proprio perché Giovanni fu mandato da Dio la sua testimonianza è verace e quindi va presa sul serio.

Il suo nome era Giovanni, continua il brano evangelico. Giovanni tradotto significa: Dio ha fatto grazia. In effetti, con l’invio del precursore e con l’inizio della sua predicazione ha inizio la salvezza del popolo di Dio. La funzione propria di Giovanni è quella di martire, ossia di testimone della luce (Gv 1,8). Per luce qui si intende il Verbo di Dio. Infatti in Gv 1,4s si dice del Verbo: In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. E in 3,19, durante il colloquio con Nicodemo Gesù dice di se stesso: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie (Gv 3,19). In Gv 8,12 si trova un auto definizione divina di Gesù: Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (cf. anche Gv 12,35). Nel vangelo di san Luca l’anziano Simeone saluta il Cristo, che stringe bambino tra le sue braccia, chiamandolo: luce per illuminare le genti (Lc 2,32).

Il Cristo è dunque la luce del mondo. In Gv 1,8 l’evangelista deve chiarire che Giovanni non era la luce, perché alcuni lo avevano erroneamente identificato con il Messia. Per questo in 1,19-28 viene riferito il colloquio avuto dal Battista con dei sacerdoti e leviti mandati dai giudei per interrogarlo sulla sua identità e per conoscere il motivo e l’autorità per cui egli battezzava. Secondo la profezia di Malachia: Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore (Ml 3,23; cf. Mt 17,10-13), gli ebrei, in modo particolare al tempo del Battista, attendevano il ritorno di Elia, come pure pensavano che il Messia sarebbe stato un nuovo Mosè, il profeta per eccellenza (cf. Dt 18,18). Perciò chiedono a Giovanni se lui fosse Elia o il profeta. Ma Giovanni nega tutte e due le volte, dicendo di sé: Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore. Quest’ultima frase, tratta dal libro del profeta Isaia (40,3, secondo la versione greca), indica bene la missione di Giovanni: egli è il precursore del Cristo, colui che gli deve preparare la via annunziando la sua imminente venuta e spingendo il popolo alla conversione perché questa venuta non diventi vana. Questo è il motivo per cui egli battezza.

Giovanni Battista dunque non è la luce del mondo. La sua missione però è stata quella di preparare la via alla luce. Ed è questo ciò che lui fa ancora oggi nei nostri confronti, in questo periodo di attesa e di preparazione della sua venuta nella celebrazione liturgica del Natale. Ci mette di fronte alla scelta fondamentale della luce e della vita divine, scaturite da Gesù Cristo, e le tenebre e la morte che vengono dal diavolo, dal mondo e dalla nostra carne, sempre in agguato per rovinarci. Ci spinge in definitiva ad una profonda conversione o cambiamento di mentalità e di abitudini, per conformarle totalmente a quelle di Cristo Signore.

Giovanni dice qualcos’altro: non bisogna attendere altro tempo, il Cristo è già presente, sta infatti in mezzo a voi. È dunque giunto il tempo della salvezza, ed è questo, è oggi! Non facciamo più attendere il Signore che ci invita alla conversione per avere la beatitudine eterna.

Da allora fino a oggi Gesù è stato sempre in mezzo a noi. Lo è in mille modi, ma soprattutto nell’Eucaristia. Se vogliamo santificarci, se vogliamo riempirci di Dio, se vogliamo essere un dono totale per i fratelli stiamo alla sua presenza, uniamoci a Lui, adoriamolo nel SS.mo Sacramento, ascoltiamo la sua Parola divina. Solo così saremo veramente beati e lo potremo riconoscere, amare e servire anche nei fratelli.

La cosa grave, che il Battista quasi rimprovera ai farisei, è che il Cristo è sì in mezzo a voi ma, aggiunge, voi non lo conoscete. Ancor più grave si fa la situazione considerando che costui è tanto grande che, dice Giovanni, io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo. Giovanni era tenuto in somma considerazione dal popolo. Eppure lui stesso si dichiara di fronte al Cristo men che uno schiavo, cui competeva il dovere di lavare i piedi al padrone reduce da un viaggio.

Forse anche noi non conosciamo il Signore. Eppure sta in mezzo a noi. Non lo conosciamo, con la mente e con il cuore, non ne abbiamo fatto l’esperienza. Ci è estraneo. Forse non per un cosciente ed esplicito rifiuto ma per freddezza, disinteresse, apatia. Invece, la vera felicità dell’uomo inizia proprio dalla conoscenza e dall’adesione al Cristo luce e si concretizza nel compimento dei suoi comandamenti.

È quanto si ricava anche dalle prime parole di una lettera che P. Pio scrive nell’agosto del 1933 al suo Ministro Provinciale, P. Bernardo D’Alpicella: Gesù sia sempre l’unica nostra luce che illumini le nostre menti e ci faccia conoscere quello che è meglio di fare! (Ep., vol. 4, p. 71).

 

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