Domenica V del tempo Ordinario

 

Il brano evangelico di questa domenica continua il racconto della giornata-tipo di Gesù.

Il Maestro aveva passato il giorno di sabato nella sinagoga di Cafarnao. All’ora del pasto Simone e Andrea lo avevano invitato a casa loro, lì a Cafarnao. Vennero invitati anche gli altri due apostoli, Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era ammalata, a letto con la febbre, dice san Marco. Parlarono di lei a Gesù, che guarisce la donna prendendola per mano e sollevandola. Così, con un gesto, senza pronunziare parola alcuna, guarisce la donna. È il segno chiaro di una potenza straordinaria. È la prima guarigione miracolosa da malattie operata da Gesù nel vangelo si san Marco, che poco prima aveva già mostrato il potere straordinario del Signore sui demoni. Viene in tal modo manifestata la potenza del Signore su due realtà, nei confronti delle quali l’uomo si sente impotente e limitato.

L’episodio mette bene in luce quanto sia importante accogliere e far entrare il Signore nella propria casa, come fece Simone. Dove c’è Gesù, infatti, c’è la vera felicità e la vittoria sulle potenze ostili all’uomo, simboleggiate dai demoni (mali spirituali) e dalle malattie (mali fisici, retaggio del peccato originale).

Probabilmente la notizia della guarigione della suocera di Simone si diffuse rapidamente. Per questo l’evangelista annota: «Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni» (1,32-34a). Ormai il potere taumaturgico di Gesù non è più un fatto privato. Tutti lo sanno. Ma da chi gli viene questo potere? Quelli di Cafarnao non sapevano ancora chi fosse Gesù. Il lettore del Vangelo invece sa, dal primo versetto di esso, che Gesù è il Figlio di Dio. Nel nostro episodio l’evangelista richiama questa identità divina di Gesù solo incidentalmente, in forma misteriosa: Gesù «scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano» (v. 34b). «Lo conoscevano», sapevano che era il “Santo di Dio”, come aveva testimoniato l’indemoniato liberato da Gesù il giorno prima nella Sinagoga (cf. v. 24).

 Subito dopo questo episodio l’evangelista san Marco rivela un altro momento della giornata-tipo del Signore: le lunghe ore di preghiera, nella solitudine e nel silenzio dei luoghi deserti.

Gesù in varie occasioni, come in questa, si rifugia in luoghi deserti, lontano dalle folle, e lo fa anche per fuggire la lode e l’ammirazione degli uomini e per impedire falsi entusiasmi popolari. Infatti, la concezione che la gente aveva del messia era distorta: si pensava che questi sarebbe stato un guerriero valoroso, che avrebbe combattuto con le armi per la liberazione del popolo dal predominio degli stranieri romani e avrebbe assicurato a Israele un lungo periodo di pace e prosperità materiali. Perciò Gesù non vuole che né i demoni prima né gli apostoli poi rivelino la sua vera identità e così compromettere la sua missione evangelizzatrice e salvifica.

Gesù si ritira in luoghi deserti e lì prega. La preghiera di Gesù, così come ci viene presentata in questo brano, ha tre caratteristiche. Anzitutto va notato che è la prima attività della sua giornata. Dice infatti il vangelo che Gesù per raccogliersi in preghiera «Al mattino si alzò quando ancora era buio» (v. 35). La seconda caratteristica della preghiera di Gesù è il profondo raccoglimento: il vangelo continua infatti dicendo che egli «uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto» (ivi).  La terza caratteristica è la lunga durata della preghiera: «e là pregava». La qualità del verbo greco usato indica infatti che si trattava di una preghiera prolungata.

Gesù prega nei momenti più importanti della sua vita (cf. Lc 3,21; 6,12; 9,18.28; Mc 6,41; Mt 6,39). Con il suo esempio ci insegna quanto sia importante per noi pregare, anzi quanto sia necessario. Se ha pregato Lui, il Figlio di Dio, quanto più dobbiamo pregare noi, poveri figli di Adamo, peccatori e bisognosi di tutto!

Il brano di oggi si chiude con un fatto significativo. Gli apostoli vanno alla ricerca del Signore e, trovatolo, gli manifestano l’ansia della folla: «Tutti ti cercano!». Erano gli abitanti di Cafarnao, che avevano assistito ai prodigi che Gesù aveva compiuto in quei giorni nella loro città. Ma Gesù risponde loro: «“Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni» (vv. 38-39). In questo modo Gesù fa vedere che il suo messaggio salvifico e la sua attività taumaturgica sono dirette a tutti, quindi anche a noi, oggi, che siamo perciò chiamati ad accoglierlo, ad ascoltarlo e a pregarlo.

San Pio ci ha lasciato delle pagine stupende sulla necessità della preghiera e sull’amore che bisogna coltivare per essa, ricercando la solitudine e il silenzio. Tra le altre significativo è quanto scrive il 1 novembre 1913, da giovanissimo sacerdote, a P. Benedetto:

«Mi dà il più delle volte gran pena il trattare con altri, eccetto quelle persone alle quali si parla di Dio e della preziosità dell’anima. Per questo appunto amo assai la solitudine. Spesso spesso provo gran travaglio nel sovvenire alle necessità della vita: il mangiare, cioè, il bere, il dormire; e mi ci assoggetto come un condannato solo perché Dio lo vuole. Il tempo sembrami che fugge rapidamente e mai averne a sufficienza per pregare...» (Epistolario I, ed. 1987, p. 422).

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