III Domenica di Quaresima - Anno B

 

Il vangelo di questa domenica segue immediatamente il racconto del primo miracolo di Gesù a Cana di Galilea, compiuto per la mediazione materna di Maria, sua madre, e mediante il quale Gesù «manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,11). Il vangelo di oggi ci presenta un altro “segno” compiuto da Gesù, mediante il quale credettero “molti” di più (cf. v. 23). A Cana, cambiando l’acqua in vino, Gesù inaugura la nuova Alleanza. Nel Tempio compie un gesto profetico, che lo manifesta come Messia: “purifica” il Tempio, cacciando via coloro che lo avevano reso una “spelonca di ladri”. Che quest’azione sia un “segno”, e quindi un’azione che manifesta Gesù come Signore e Messia, lo dice l’evangelista al termine dell’episodio quando scrive: «Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome» (v. 23).

Da Cafarnao, dove si era stabilito, Gesù andò a Gerusalemme per la festa di Pasqua, per assolvere all’obbligo del pellegrinaggio annuale al Tempio di Dio. In quell’occasione si riunivano a Gerusalemme migliaia e migliaia di pellegrini, provenienti da ogni parte d’Israele e da atri paesi. Il pellegrinaggio prevedeva l’offerta nel Tempio di un olocausto al Signore. Se si considerano le migliaia di pellegrini, e che ogni famiglia doveva far immolare dai sacerdoti un agnello, si può immaginare quale confusione ci fosse e che commercio si facesse di animali per i vari sacrifici, non solo intorno al Tempio ma purtroppo anche all’interno dell’area sacra.

Oltre ai mercanti, ad aumentare la confusione vi erano i cambiavalute. Costoro avevano il compito di cambiare il denaro per gli ebrei pellegrini giunti a Gerusalemme dall’estero, quindi da nazioni pagane. In questo modo gli ebrei della diaspora potevano pagare la tassa del Tempio e fare le offerte usando la moneta propria del Tempio, il siclo, evitando la profanazione del tesoro del Tempio per mezzo delle monete pagane.

            Di fronte al trambusto, alla confusione, al chiasso che c’era, Gesù viene preso da profondo sdegno e, «fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato» (vv. 15s). Questo atteggiamento di Gesù non ci deve scandalizzare, anzi ci deve, per prima cosa, far prendere coscienza della coerenza che il Signore chiede a ciascuno di noi nel vivere e nel manifestare la propria fede, soprattutto di fronte ai continui scandali e alle profanazioni dei nostri giorni.

In secondo luogo va considerato che il gesto di Gesù è un gesto profetico, conforme e in continuità con l’atteggiamento dei profeti, che predicavano e ammonivano con forza straordinaria la necessità di praticare un vero culto gradito a Dio (cf. Is 58,4-11; 66,2-4; Am 5,21-24). Non serve offrire animali al Signore, e nemmeno fargli offerte, se non si pensa a cambiare la propria vita e a conformarla alle leggi di Dio. Molti ebrei pensavano, infatti, che l’offerta fatta nel Tempio li giustificasse automaticamente, indipendentemente dalla loro volontà di uniformarsi alle esigenze dell’Alleanza con Dio.

Molto chiaro ed energico è quanto il Signore dice per bocca di Geremia, il quale invita alla sincerità e alla giustizia nei rapporti con gli altri: «Se veramente emenderete la vostra condotta e le vostre azioni, se realmente pronunzierete giuste sentenze fra un uomo e il suo avversario; se non opprimerete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargerete il sangue innocente in questo luogo e se non seguirete per vostra disgrazia altri dei, io vi farò abitare in questo luogo, nel paese che diedi ai vostri padri da lungo tempo e per sempre. Ma voi confidate in parole false e ciò non vi gioverà: rubare, uccidere, commettere adulterio, giurare il falso, bruciare incenso a Baal, seguire altri dei che non conoscevate. Poi venite e vi presentate alla mia presenza in questo tempio, che prende il nome da me, e dite: Siamo salvi! per poi compiere tutti questi abomini. Forse è una spelonca di ladri ai vostri occhi questo tempio che prende il nome da me? Anch’io, ecco, vedo tutto questo. Parola del Signore» (7,6-11). D’altra parte i profeti Zaccaria (14,21) e Malachia (3,1) avevano preannunziato a Israele che il Messia, quando sarebbe venuto, avrebbe purificato il Tempio di Dio.

Significativo è anche il gesto compiuto da Gesù, il quale si fece «una sferza di cordicelle», come quella che si usava nel tempio per condurre i buoi al sacrificio. Gesù fa il contrario: caccia gli animali per il sacrificio dal Tempio. Il perché si capisce subito dopo, quando Gesù dice: «Lo zelo per la tua casa mi divora», o «mi consuma». In questo modo dichiara abolito il culto antico e preannunzia il nuovo sacrificio, quello del su corpo e del suo sangue immolato per noi.

Gesù però supera i profeti. Infatti, il “luogo” dell’incontro con Dio e il luogo della preghiera diventa Lui stesso. È Lui la vera “casa di preghiera”. Ecco perché ai giudei che, dopo aver visto quanto aveva fatto ai venditori e ai cambiavalute nel Tempio, gli chiesero un segno per sapere con quale autorità facesse queste cose, rispose: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». I farisei non capirono che le sue parole avevano un significato profondo. Per questo gli risposero: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». L’evangelista annota, subito dopo, l’interpretazione esatta delle misteriose parole di Gesù: «Ma egli parlava del tempio del suo corpo». Neanche i suoi discepoli al momento capirono. Solo dopo la risurrezione di Gesù collegarono le cose (cf. v. 22). Dal momento della sua incarnazione Gesù diventa il “luogo” della presenza di Dio. Anzi, è Dio stesso presente e operante. Da ora chi vuole incontrare Dio deve cercare e guardare il volto di Cristo: « Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9). «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). In questo tempo di quaresima accostiamoci anche noi a Cristo, al culto, alla preghiera con cuore sincero, purificato dalla grazia di Dio, mediante il sacramento della Penitenza.

 

Back

 

Home