Veglia Pasquale

 

“In questa santissima notte, nella quale Gesù Cristo passò dalla morte alla vita, la Chiesa chiama i suoi figli a vegliare in preghiera”. Con questo invito la Liturgia apre la celebrazione della Veglia pasquale, considerata la più importante, anzi la “Madre di tutte le veglie” dell’anno liturgico. Essa non è soltanto il momento culminante del cammino quaresimale e della Settimana Santa, ma è il vertice di tutta la storia della salvezza. La risurrezione di Gesù da morte infatti è l’evento che ha cambiato le sorti dell’intera umanità,  perché ha dato inizio a una storia nuova, quella dei redenti, del nuovo popolo di Dio. La Veglia pasquale è di origine antichissima. Non è una veglia in preparazione alla Pasqua, ma in essa la Chiesa celebra già il mistero della risurrezione di Gesù.

            La solenne celebrazione ha inizio con la “Liturgia della luce”. Nell’oscurità della notte il sacerdote benedice il fuoco nuovo e da esso accende il Cero pasquale, simboli di Gesù risorto che illumina il mondo vincendo l’oscurità della morte e del peccato. Portato processionalmente in Chiesa, il Cero  viene collocato vicino all’altare, dove resterà acceso per tutto il periodo pasquale, simbolo della presenza viva di Gesù risorto. La “Liturgia della luce” si conclude con il canto solenne e commovente del “Preconio” o annuncio della Pasqua che ci ricorda la storia meravigliosa della salvezza. Tutte le creature del cielo e della terra vengono invitate a esultare poichè  “questa  è la notte in cui Cristo ha vinto le tenebre del peccato e, spezzando i vincoli della morte, risorge dal sepolcro”. E’ questa una notte veramente santa; notte di grazia e di giubilo, notte di lode e di ringraziamento. Oggi viviamo in tempi di oscurità, di tenebre spirituali e di poca fede. Preghiamo e adoperiamoci perché la luce radiosa di Gesù risorto, che è “luce del mondo” e “luce vera che illumina ogni uomo”, illumini le menti e converta i cuori non solo di quanti ancora non lo conoscono, ma anche di tanti cristiani che vivono nelle tenebre del peccato.

Alla Liturgia della luce segue quella della Parola. Le numerose letture che la Chiesa propone alla nostra riflessione narrano “le meraviglie” operate dal Signore per il suo popolo, dalla creazione del mondo fino alla risurrezione di Gesù, che rappresenta il punto di arrivo verso cui tutti gli avvenimenti, le profezie e i simboli dell’Antico Testamento sono orientati. Il momento  culminante però di tutta la Veglia è la lettura del Vangelo che riporta l’annuncio della risurrezione di Gesù. Alcune donne “di buon mattino” vanno al sepolcro con gli aromi per imbalsamare il corpo di Gesù. Con grande stupore trovano la pesante pietra del sepolcro gia rimossa. Entrano e restano meravigliate nel vedere  un giovane vestito di bianco. Ma egli dice loro: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso: è risorto, non è qui!” (Mc 16,4-7). Con queste semplici parole l’Angelo annuncia la risurrezione di Gesù. Questo annuncio, ripetuto come un’eco dalle donne, dagli Apostoli, dai discepoli, è giunto fino a noi. E’ il grido di vittoria, il segno certo della risurrezione di Cristo. Questo annuncio che portò agli apostoli la gioia più grande è anche il motivo della nostra gioia. E’ la garanzia che noi cristiani, credendo in Gesù, non siamo dei poveri illusi, ma siamo certi di essere nella verità. La risurrezione infatti è la prova più certa che Gesù è il Figlio di Dio. Se Gesù è Dio, ciò significa che tutto quello che Egli ha insegnato e ha fatto è divino, cioè è vero ed eterno. Con il miracolo della sua risurrezione da morte, miracolo unico nella storia, Gesù dimostra di essere il trionfatore su tutti i suoi nemici, dimostra di essere il Re vittorioso che distrugge definitivamente il regno di satana, del peccato e della morte da cui libera le anime dando loro la sua vita divina e immortale.

La Veglia di Pasqua ci ricorda infine la realtà del nostro Battesimo. Nella lettera ai Romani, di cui si legge un brano nella lettura odierna, S. Paolo dice: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (6,4). Il battesimo è un dono veramente grande di Gesù; è un dono necessario per accedere alla vita di Dio, alla eredità e felicità eterna del Paradiso. E’ una nascita spirituale ben più importante di quella terrena. A ricordo del nostro battesimo, la Chiesa, questa notte, ci fa rinnovare solennemente le promesse battesimali. Non basta infatti aver ricevuto il battesimo, ma bisogna viverlo! Quanti battezzati entrano raramente in Chiesa, quasi mai ascoltano la S. Messa e si accostano alla Confessione e alla S. Comunione! La risurrezione di Gesù ci ricorda che siamo stati battezzati e che dobbiamo essere perciò nuove creature, abbandonando per sempre “l’uomo vecchio” del peccato. A questo ci esorta anche San Pio da Pietrelcina in un breve discorso tenuto in occasione della Pasqua: “Nella sua morte – dice il Santo - Gesù ci rammenta che eravamo morti per il peccato, nella sua risurrezione abbiamo invece un perfettissimo modello del nostro risorgere alla grazia. Siccome Gesù è risorto immortale alla vita di gloria, così  dobbiamo noi pure risorgere immortali alla vita di grazia, con fermo proposito di non voler mai più, per l’avvenire, soggiacere alla morte spirituale dell’anima” (Ep IV, 1084). Seguiamo l’invito del Santo e impegniamoci a non rimanere sepolti nelle tombe dei nostri peccati, ma a celebrare la Pasqua del Signore da “risorti”,  rinnovati totalmente nella mente e nel cuore.

 

 

Domenica di Pasqua

            Oggi celebriamo la Pasqua di Gesù, il suo “passaggio” cioè dalla morte alla vita, intesa non come un ritorno del suo corpo alla vita terrena (come fu per Lazzaro risuscitato), ma a una pienezza di vita nuova, gloriosa e divina. La Risurrezione del Signore è la prova più grande della sua divinità; essa dà valore e autenticità a tutta la vita di Gesù e al nostro cristianesimo. Senza questa vittoria sulla morte, dice S. Paolo, anche la nostra fede perderebbe ogni significato, sarebbe vana e priva di contenuto: “Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede” (1Cor 15,17). Per questo la Risurrezione di Gesù è il mistero centrale del nostro cristianesimo ed è la festa più grande, più solenne e più importante dell’anno liturgico.

La nostra fede nella Risurrezione si basa sulla testimonianza degli apostoli che furono testimoni oculari del Signore risorto. E come tali si proclamano sin dall’inizio della loro predicazione. Dopo essere risuscitato per sua potenza divina, Gesù fu visto nel suo corpo glorioso dagli apostoli e dai discepoli, i quali poterono mangiare con Lui, ascoltare la sua voce e toccare le ferite delle mani e del costato. Essi sono i testimoni qualificati che hanno dato la vita per annunciare e difendere questa verità. La loro testimonianza dunque è degna di fede. Inizialmente nessuno degli apostoli si aspettava che Gesù risorgesse. La sua morte apparve ai loro occhi come la fine di un grande profeta, simile a quella di tanti altri della storia di Israele. Ma dopo le apparizioni di Gesù, gli apostoli passarono dall’incredulità alla fede più indiscussa nella sua Risurrezione. Leggiamo oggi dagli Atti degli apostoli un brano del primo discorso di S. Pietro in cui, con cuore commosso, egli annuncia ai Giudei l’evento della Risurrezione: “Dio ha risuscitato Gesù al terzo giorno, e ha disposto che apparisse non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui, dopo la sua risurrezione dai morti” (At 10,41).

Il Vangelo odierno racconta la toccante e personale esperienza degli apostoli Pietro e Giovanni di fronte al primo segno evidente della Risurrezione di Gesù. Maria Maddalena, alle prime luci dell’alba, si reca alla tomba di Gesù. Ma non avendo trovato il suo corpo, si precipita dagli apostoli per dar loro la terribile notizia: “Hanno portato vita il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lo hanno posto! (Gv 20,2). I due apostoli fanno di corsa il cammino sino al sepolcro. Giovanni, dopo aver atteso l’arrivo di Pietro, “ entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo di Gesù, non per terra con le bende, ma piegato  in un luogo a parte” (Gv 20,6-8). No, il corpo di Gesù non era stato rubato. I ladri non avrebbero perduto tempo a liberarlo dalle numerose bende e a piegare accuratamente il sudario e metterlo da parte. Per l’apostolo Giovanni quello era il primo segno che Gesù era veramente risorto. Dice il Vangelo egli “vide e credette” (ivi 8). Gesù, dunque, è risorto: ecco il messaggio più importante che la Chiesa da venti secoli annuncia al mondo intero! Gesù è vivo in mezzo a noi: questa è la nostra gioia che la Pasqua del Signore ci ha portato! Gesù risorgendo, ha trionfato sulla morte, su satana e sul peccato, e la sua vittoria è anche la nostra vittoria. Gesù è vivo! Vive nella Chiesa, e con la sua gloriosa presenza, attraverso i sacramenti, continua a santificarci e a comunicarci la sua vita divina.

San Paolo, nella seconda lettura, ci esorta, come battezzati, a camminare nella vita nuova di Gesù risorto: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù,  dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio: pensate alle cose di lassù,  non a quelle della terra” (Col 3,2-3). Dopo l’alba di Pasqua, l’umanità è completamente rinnovata. Dobbiamo perciò essere uomini nuovi, liberi per sempre dal peccato. Il cuore dei cristiani deve essere rivolto ormai alle realtà eterne, le uniche definitive, senza cedere alla tentazione, sempre in agguato, a sistemarsi quaggiù come se questa fosse l’unica patria. Le false libertà che l’uomo oggi continua a rincorrere lo portano purtroppo a sprofondare in forme di schiavitù morali sempre più aberranti. L’umanità ha bisogno perciò di essere liberata dai mali che l’affliggono, in particolare dal più grave e rovinoso: il peccato.  Padre Pio ha trascorso tutta la sua vita con l’unico struggente desiderio di liberare le anime dalla schiavitù del peccato, soprattutto attraverso il ministero della Confessione. E’ stato un vero liberatore, come Gesù risorto! “Piaccia al Signore – scrive il Santo - di ratificare, con le sue benedizioni, questi miei voti; e sarò felice di avervi dimostrato come e quanto la vostra felicità mi stia a cuore, quanto per essa mi adoperi, quanto costantemente per essa io preghi” (Ep IV, 1085).

Un’antica tradizione della Chiesa ci ricorda che il primo incontro dopo la Risurrezione Gesù lo ebbe con sua Madre. La Vergine sapeva che suo Figlio sarebbe risorto, anzi fu l’unica, di quanti avevano conosciuto Gesù, a conservare nel suo cuore tutta la fede e la speranza nella sua Risurrezione. Quale gioia grande e ineffabile fu per la Madre contemplare di nuovo suo Figlio non più sfigurato dai terribili segni della sua passione, ma nel fulgore della sua gloria divina! Oggi la Chiesa, insieme a tutti i suoi figli, esultante di gioia, si stringe intorno alla Madre di Gesù, e rallegrandosi per la festa del Figlio risorto, le innalza la bellissima antifona mariana che reciteremo ogni giorno fino a Pentecoste: “Regina del cielo, rallegrati, alleluia: perché colui che ti fu dato di portare nel seno, alleluia, è risorto, come aveva promesso, alleluia!”.

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