SECONDA  DOMENICA  DI  QUARESIMA

 

Il messaggio centrale di questa seconda domenica di Quaresima ci viene dall’episodio della Trasfigurazione, riportato dal Vangelo d'oggi. Poco prima, Gesù aveva annunciato ai suoi discepoli che: “Il Figlio dell’Uomo doveva molto soffrire, ed esser  riprovato dagli anziani, poi venire ucciso…” (Mc 8,31).  I discepoli erano rimasti rattristati e sgomenti per quest'annuncio. Essi accettavano Gesù come il vero Messia promesso, ma facevano grande difficoltà nell’accettarlo come un Messia “sofferente”. Non capivano che alla gloria si arrivava attraverso la croce. Anche per tanti cristiani di oggi è difficile accettare il “passaggio” obbligato della sofferenza come mezzo necessario per raggiungere la gloria futura. L’itinerario di salvezza proposto da Gesù ai suoi seguaci è un cammino di “sofferenza”, e solo questo conduce alla salvezza e alla gloria del cielo. Con una stupenda immagine S. Pio da Pietrelcina ci fa comprendere quanto siano necessarie le prove della vita per un’anima che desidera entrare nel Regno dei cieli: “L’anima destinata a regnare con Gesù Cristo nella gloria eterna deve essere ripulita a colpi di martello e di scalpello, di cui si serve il divin artista per preparare le pietre, cioè l’anima eletta” (Ep II, p. 88). Dio agisce con l’anima come lo scultore con il marmo. Per trasformare l’anima in una copia perfetta del suo Figlio, la purifica con prove di ogni genere.

Per rimuovere dal cuore degli apostoli l’amarezza e lo sconforto,  Gesù, dice il Vangelo, “prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. E si trasfigurò davanti a loro” (Mc 9,2). Gesù si trasfigura, cioè il suo corpo assume un aspetto splendente e glorioso, e i tre apostoli possono gustare, in anticipo, lo splendore della sua divinità e il fulgore della sua risurrezione. Il ricordo di quei momenti di sovrumana felicità fu senza dubbio di grande aiuto ai tre apostoli nelle situazioni difficili della vita.

La Chiesa, nel proporci ogni anno l’episodio della Trasfigurazione, vuole concederci una “pausa luminosa” d’incoraggiamento nel difficile itinerario della Quaresima  e vuole pure ricordarci che anche noi, come Gesù, saremo trasformati. Il cammino spirituale del cristiano, infatti, conduce gradualmente l’anima a trasformarsi in Dio. Alla fine dei tempi, anche il nostro corpo, che sulla terra muore e si dissolve, risorgerà e si trasformerà in corpo glorioso e, insieme all’anima, conseguirà quella trasformazione totale a “immagine e somiglianza di Dio”, come all’inizio dei tempi, nel Paradiso terrestre.

Il cammino del cristiano, a volte, si fa arduo, come il salire faticoso verso la vetta di un monte, e non mancano i momenti della prova: tentazioni continue e fastidiose, amarezze e delusioni della vita, dolori per la perdita di persone care, malattie che affliggono il nostro corpo, esperienze di solitudine e di abbandono. In questi momenti, dice S. Giovanni Crisostomo, “pensa all’amore che ti attende in cielo…. Lì tutto è riposo, gioia, giubilo;… Lì non c’è vecchiaia, né malattia, né morte, perché è il luogo e la dimora della gloria immortale…”. Pensiamo spesso, durante il giorno, alla felicità che ci attende. Il pensiero della gloria sarà anche per noi di grande aiuto.

La prima lettura di questa domenica narra l’episodio più drammatico della vita di Abramo. E’ un esempio stupendo di fede incrollabile in Dio e d’incondizionata obbedienza a Lui. “Dio mise alla prova Abramo” (Gn 22,1), chiedendogli di sacrificare il suo proprio, unico figlio, Isacco, su cui poggiava la promessa di Dio di una discendenza numerosa. Ma anche in questo momento, il più difficile della sua esistenza, Abramo accetta l’incomprensibile comando di Dio e obbedisce. Dio però non voleva la morte di Isacco, ma solo una prova di grande fedeltà da Abramo. Nella storia della salvezza il sacrificio di Isacco è figura del sacrificio di Gesù. Dio risparmiò Isacco dalla morte; per la salvezza dell’uomo, invece, come leggiamo nella seconda lettura di oggi, Dio “non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi”. Sacrificando il proprio Figlio, Dio ha dato la prova definitiva del suo amore infinito per l’uomo.

Anche il brano odierno del Vangelo accenna al sacrificio di Gesù sulla croce. Dal racconto della Trasfigurazione, infatti, emerge l’aspetto più profondo del mistero di Gesù: il Messia “sofferente”. La voce del Padre dalla nube che i tre apostoli udirono proferire :“Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo” (Mc 9,7), proclama solennemente, come nel Battesimo, che Gesù è il suo Figlio prediletto e il Messia promesso. Con il comando dato agli apostoli: “ascoltatelo!”, Dio chiarisce il ruolo unico di Gesù nel mistero della salvezza: non è soltanto il Figlio di Dio e Messia, ma è il Messia “sofferente”, cioè Colui che salverà il suo popolo morendo sulla croce. Gesù solo, quindi, deve essere ascoltato e obbedito e nessun altro. Mosè ed Elia, apparsi durante la Trasfigurazione,  testimoniano con la loro presenza che Gesù è ben più grande di loro e che è Lui il compimento di tutte le promesse.

“Ascoltatelo!” Questo comando di Dio è molto importante anche per noi. Il vero discepolo di Cristo si distingue, infatti, non dalle verità che conosce, ma dal modo come prende sul serio il messaggio di Gesù e lo mette in pratica. In questo senso, “ascoltare” significa ubbidire, come Abramo “il padre dei credenti”, e soprattutto come la Vergine Maria, la Corredentrice  del genere umano che, con la  sua umile e incondizionata ubbidienza, ha permesso al Signore di attuare il mistero della salvezza universale in Cristo Gesù.

Back