XXVII DOMENICA – ANNO B

  La prima lettura e il Vange­lo di questa domenica sono una chiara risposta all'interrogativo del mondo di oggi sull'origine del matrimonio. Molti ritengono che il matrimonio sia un'istitu­zione puramente umana e perciò soggetta a cambiamenti, secon­do la volontà e i gusti degli uo­mini. La mentalità del nostro se­colo rifiuta il concetto di matri­monio come patto di stabilità e di fedeltà tra l'uomo e la donna, e rivendica il diritto di scegliere altre forme di convivenza, fra cui la poligamia, le unioni omo­sessuali e altre ancora. Inoltre non mancano le critiche che tan­ti, anche cristiani, rivolgono og­gi alla Chiesa, ritenuta esagerata nel difendere l'indissolubilità del matrimonio. In realtà la Chiesa non fa altro che seguire la dottrina e gli insegnamenti di Gesù anche su questo problema di massima importanza. La sua intransigenza sul matrimonio ri­flette quella di Gesù, come ap­pare chiaro dal Vangelo della Messa di oggi.

L'odierna Liturgia, infatti, presenta l'amore sponsale tra l'uomo e la 'donna come un pro­getto sgorgato dal Cuore di Dio. La prima lettura descrive la stu­penda pagina della creazione, tratta dal libro della Genesi. L'uomo, creato da Dio e dotato dei doni sublimi dell'intelligen­za e della volontà che lo rendono sua immagine e somiglianza, non trova in nessuno degli esseri

creati uno simile a sé, capace di comprenderlo e di amarlo. Dio allora provvede a riempire la sua solitudine: «Non è bene che l'uo­mo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile» (Gn 2,18), e crea un essere «simile» e, allo stesso tempo, «diverso» da lui: la donna. Al vederla, Ada­mo prorompe in un grido di gioia ed esclama: «Questa volta essa è carne della mia carne e osso del­le mie ossa» (ivi, 23).

Nel brano del Vangelo Gesù richiama espressamente la gran­de pagina della Genesi per con­dannare la legge del divorzio, per affermare il progetto origi­nario di Dio sul matrimonio e ri­portarlo alla sua piena luce. Alla domanda capziosa dei farisei: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?» (Mc 10,2), Gesù risponde con chiarezza: «Per la durezza del vostro cuore egli [Mosè] scrisse per voi que­sta norma» (ivi, 5). Dio permise il divorzio agli ebrei, secondo una prescrizione antica di Mosè, per la loro incapacità di osserva­re il precetto divino del matri­monio. Ma, all'inizio della crea­zione, l'indissolubilità era la norma permanente dell'amore coniugale stabilita da Dio: «L'uomo abbandonerà suo pa­dre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gn 2,24). L'uomo e la donna sono chiamati a formare nell'amore sponsale un'unità in­dissolubile: «Sicché – afferma Gesù - non sono più due, ma una sola carne» (Mc 10,8).

Agli Apostoli, meravigliati del suo insegnamento sul matri­monio, Gesù risponde senza al­cuna ambiguità: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'al­tra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il ma­rito e ne sposa un altro, com­mette adulterio» (ivi, 11-12). Con queste parole inconfutabili, la Sapienza divina condanna ca­tegoricamente il divorzio sia dell'uomo che della donna. Au­tore del matrimonio è infatti Dio stesso e nessuno può separare o distruggere ciò che Egli ha crea­to come unità indissolubile: «L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto» (ivi, 9).

Nell'Antico Testamento, l'amore sponsale dei coniugi è presentato dai profeti come sim­bolo dell'amore fedele di Dio verso Israele; nel Nuovo, viene elevato da Gesù a dignità di Sa­cramento. Il matrimonio non è, quindi, una semplice conviven­za o un contratto puramente giu­ridico, bensì un «mistero» pro­fondo, come lo definisce san Paolo, segno dell'amore e della fedeltà di Dio verso gli uomi­ni e simbolo dell'unione pura e indefettibile tra Cristo e la Chiesa, sua Sposa.

Il matrimonio soffre og­gi una delle peggiori crisi della sua storia. Il divorzio, legalizzato dalla maggior parte delle nazioni cosiddette «civili», è uno degli errori più devastanti che minano dalle radici l'unità e la stabi­lità della famiglia. Le statisti­che parlano di circa un terzo dei matrimoni che fallisce. Come mai tante rotture? Per­ché l'amore coniugale è vis­suto senza alcun riferimento a Dio, alla sua grazia e alla vita spirituale. Occorre, inve­ce, che i coniugi alimentino continuamente il loro amore alla sorgente inesauribile del­l'Amore divino. Solo da quella fonte essi possono at­tingere la forza per rimanere fedeli sino alla fine.

Padre Pio da Pietrelcina è stato un intrepido difensore dell'unità e indissolubilità dell'amore coniugale. Egli condannava con fermezza inesorabile ogni abuso contro

il matrimonio, soprattut­to il divorzio che consi­derava «la via maestra che conduce all'infer­no». Chiediamo al no­stro Santo la grazia per tante famiglie cristiane, distrutte dall'egoismo e dai princìpi aberranti della nostra epoca, di ri­trovare al più presto la via dell'unità e dell'a­more indissolubile e di essere nel mondo segno dell'amore eterno e fe­dele di Dio.

 

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