XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
La Parola di Dio di questa Domenica è caratterizzata dal tono e contenuto apocalittico della prima lettura e del Vangelo. Lo stile apocalittico è proprio della Sacra Scrittura e di non facile interpretazione perché in esso si mescolano tre diversi livelli cronologici: il passato, il presente, il futuro prossimo e il futuro remoto, cioè la “fine dei tempi”. I primi tre livelli sono realizzazioni parziali di quello che avverrà alla “fine dei tempi” in modo completo e perfetto.
Daniele si rivolge al popolo d’Israele oppresso dalla terribile persecuzione scatenata contro di esso dai successori di Alessandro Magno. Il popolo eletto è tentato di disperazione perché i nemici sembrano assolutamente invincibili e decisi a schiacciarlo completamente, ma Dio vigila su di esso e tale vigilanza è concretizzata dalla presenza dell’Arcangelo Michele, lo stesso Arcangelo che precipitò Lucifero nell’Inferno. La teologia della storia, chiaramente espressa in questo passo, afferma che dietro gli sconvolgimenti dei popoli, specialmente dietro le guerre, vi è la lotta che Satana conduce contro Dio e il Popolo eletto che con la venuta di Cristo corrisponde alla Chiesa.
Gesù, nel passo del Vangelo di questa Domenica, parla chiaramente degli ultimi tempi, preannunziati dal prossimo “giudizio” che si prepara per Gerusalemme (cfr. Mc 13, 14-23), per questo motivo afferma “In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute” (Mc 13,30), infatti la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. avvenne, per così dire, sotto gli occhi di molti che avevano conosciuto personalmente il Signore mentre era sulla terra. Tuttavia la realizzazione della profezia non segnerà la “fine dei tempi”. Gli ultimi tempi sono i tempi della Chiesa le cui vicende, persecuzioni e vittorie, sono un anticipo, una profezia del ritorno definitivo e trionfale di Cristo, cioè la “Pàrusia”, che segnerà la definitiva sconfitta di Satana e di tutti coloro che rifiutando il dolce giogo di Cristo hanno preferito seguire “il mondo, la carne e il demonio”.
Il cristiano perciò, in fiduciosa attesa del Signore che tornerà per ognuno al momento della morte individuale e per tutti alla Pàrusia , vive il tempo presente nella certezza della salvezza definitiva e della grazia che sicuramente gli viene donata per conseguirla, pur con l’attenzione dovuta a sè stesso perché la propria debolezza potrebbe condurlo a voltare le spalle a Gesù rischiando così di entrare a far parte dei reprobi. Tale sicurezza si fonda sul sacrificio di Cristo che con la Sua preziosa Morte e Risurrezione ci ha liberati dalle catene del peccato e ora, sedendo alla destra di Dio – indicando in tal modo la propria divinità – (cfr. Eb 10, 12-13) assiste e soccorre gli eletti nel combattimento spirituale che essi conducono contro Satana e i suoi satelliti.
Il salmo responsoriale ben rappresenta lo stato d’animo del credente che pone tutta la sua ricchezza e la sua gioia nel Signore, “Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita”; sicuro del suo soccorso nel momento della prova più terribile, “Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare”. La morte stessa non è da temere perché il cristiano può dire tranquillamente, grazie alla Redenzione operata da Cristo “non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione”.