MESSAGGIO PER IL SANTO NATALE 2025

“Oggi più che mai occorrono servitori e discepoli che annuncino il primato assoluto di Cristo e che abbiano l’accento della sua voce molto chiaro nelle orecchie e nel cuore”.

Ho scelto queste parole che il Santo Padre ha scritto nel messaggio inviato il 12 dicembre, memoria della Beata Vergine di Guadalupe, ai partecipanti a un incontro di sacerdoti, religiose, religiosi e seminaristi latinoamericani che studiano a Roma, come spunto di riflessione per questo mio messaggio di auguri. 

Confessare il primato di Cristo significa incarnare nella nostra esistenza le molteplici dimensioni che l’umanità di Cristo manifesta al mondo. Essa è un mistero di luce.  Tutta la storia dell’umanità è un faticoso cammino nelle tenebre alla ricerca di quella luce, che diviene a sua volta sorgente di verità e di speranza. Possa la nostra testimonianza di consacrati far riverberare, pur nella fragilità della nostra condizione umana la luce della verità di Cristo che illumina ogni uomo.

La luce del Natale ci illumina, a sua volta, attraverso la metodologia della debolezza e dell’umiltà.  Il Natale di Gesù non può che sconcertare i potenti e i superbi di tutti i tempi; esso, però, si rivela in tutta la sua importanza ai semplici, agli umili che, come i pastori di Betlemme, riescono a discernere la voce dello Spirito per il semplice fatto di essere, nella loro debolezza, disponibili e generosi. Il grande augurio, quindi, per ciascuno di noi è di vivere la minorità francescana, che ci porta a lottare contro la tentazione dell’autosufficienza e dell’autoreferenzialità, con l’aiuto dell’Immacolata, come ci ricorda il predecessore di Leone: «Maria non si attribuisce prerogative, non rivendica qualcosa, non ascrive nulla a suo merito». Non si autocompiace, non si esalta. Perché, nella sua umiltà, sa di ricevere tutto da Dio. È dunque libera da se stessa, tutta rivolta a Dio e agli altri. Maria Immacolata non ha occhi per sé. Ecco l’umiltà vera: non avere occhi per sé, ma per Dio e per gli altri. (Angelus 8 dicembre 2021). 

Il Natale, infine, è mistero di gioia.  La venuta del Salvatore dona quella gioia che san Luca, più degli altri evangelisti, ha reso percepibile. Ancor prima del Natale di Cristo infatti, Giovanni Battista sussulta di gioia nel seno della madre alla presenza del salvatore che, nel grembo della Vergine viene a visitarlo (Lc 1, 41.44). E nel giorno della nascita di Gesù, l’angelo rivela ai pastori: Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,10-11). Ed è proprio la partecipazione alla gioia della Vergine, causa della nostra letizia, che vogliamo chiedere come dono al Signore che viene a visitarci. In particolare la gioia natalizia esprime fiducia nella storia umana perché essa è stata visitata dalla salvezza di Cristo; la Parola di Dio che si fa carne è anche la Parola di Dio che si fa storia.  

Carissimi confratelli, questo Natale sigilla la chiusura di un anno solare particolarmente significativo per la nostra famiglia religiosa. La celebrazione a settembre del Capitolo Generale Straordinario ha visto l’approvazione di due documenti che arricchiscono e completano il nostro diritto proprio: la Ratio Formationis e il nuovo Direttorio.  Nel contesto di questo passaggio già di per sé significativo, abbiamo poi ricevuto la gradita sorpresa di una lettera del Santo Padre, indirizzata specificamente al nostro Istituto, una missiva che ha colmato l’assenza dell’udienza privata dei padri Capitolari con Leone XIV, che si sarebbe dovuta tenere nei giorni immediatamente precedenti l’inizio delle sessioni operative del Capitolo. Il messaggio rivoltoci dal Santo Padre, che le fraternità dell’istituto hanno letto e approfondito, ci rafforza nella fedeltà al nostro carisma e nello sforzo quotidiano di perseveranza nella nostra vocazione di consacrati. Il Natale che ci accingiamo a celebrare ci ricorda l’irruzione dell’eternità nel tempo in un modo che supera ogni rivelazione di Dio nella creazione e nella parola dell’antico testamento rivolta ad Israele, la storia pertanto cessa di essere un puro alternarsi di eventi oscuri e tra loro sconnessi; ora essi trovano nel Verbo Incarnato il fondamento e il criterio per interpretare il succedersi delle stagioni storiche della vita dell’uomo. Per questo motivo affidiamo a Cristo, la cui luce illumina ogni uomo che viene in questo mondo, con memoria grata sia questi eventi più recenti che tutto il cammino storico del nostro Istituto.   

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P. Immacolato M. Acquali, FI

Ministro Generale 

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