ANTROPOLOGIA MARIANA

Viviamo un cambiamento di epoca, in cui alcuni concetti sembrano caratterizzare il nostro prossimo futuro. Tra questi vi sono il transumanesimo e postumanesimo, e non è una bella notizia, come ci spiega il recente documento della Commissione teologica internazionale che ha un titolo-domanda: Quo vadis humanitas?

Da un lato si riconoscono gli innegabili progressi scientifici e tecnici destinati ad alleviare e, possibilmente, ad eliminare i mali fisici, psichici, economici che affliggono l’umanità, dall’altra sempre più si fa strada in molti scienziati, economisti, politici e intellettuali, l’idea che l’essere umano così com’è sia ormai obsoleto, destinato ad essere superato in un’evoluzione “guidata” dall’uomo stesso verso un futuro di immortalità terrena fatta di una perfetta struttura psicofisica che renderebbe ogni persona “autosufficiente” fisicamente, emozionalmente e psicologicamente. Ogni tipo di limite che caratterizza ogni essere che esiste nel tempo dovrebbe essere eliminato.

Naturalmente il documento risponde dicendo quello che il buon senso stesso suggerisce: il limite fa parte della creatura in quanto creatura. Tutto ciò che ha un inizio è limitato e di ciò si fa esperienza in modo molto concreto di fronte all’imponderabile, imprevisto e imprevedibile. Ma quel che più importa ed allarma è la vera volontà luciferina presente dietro questi discorsi apparentemente scientifici, pubblicizzati e incoraggiati da personaggi che, di fatto, sembrano voler applicare con freddezza quello che esaltano. Le guerre a cui stiamo assistendo e in cui potremmo trovarci coinvolti prossimamente, dimostrano sempre più il potenziale distruttivo di una tecnica che riduce l’uomo a “bersaglio” di un’intelligenza artificiale o, se ancora appartenente ad una persona umana, puramente tecnica, per cui i morti sono soltanto numeri compresi in un algoritmo. Le macchine sono le vere protagoniste della guerra e sembrano sempre più acquisire un potere autonomo di cui le persone sono diventati strumenti, vittime e non più gestori.

Di fronte a simili prospettive, il documento ricorda le caratteristiche che fanno della natura umana quello che è, così come voluta da Dio, intangibile nella sua essenza, soprattutto da quando il Verbo l’ha assunta donandole una pienezza che trascende il tempo e lo spazio, sfociando nell’eterna comunione con Dio Uno e Trino. Modello di questa pienezza è la Vergine Madre, vera icona, modello, dell’umanità chiamata all’unione trasformante con Dio.

Il primo punto sottolineato è quello dell’esistenza umana come vocazione. Questo aspetto fa parte dello stesso kerigma (cfr. QVH 18) in cui nell’annuncio di Cristo vero Dio e vero uomo è compresa la rivelazione dell’uomo allo stesso uomo e la chiamata a conformarsi a Cristo “per il dono dello Spirito Santo” (19). L’unica e autentica transumanizzazione è realizzata per il dono dello Spirito Santo, non da una scienza “umana”, limitata, fallibile e troppo spesso distruttiva come ci insegna la storia.

Nella risposta all’azione di Dio l’uomo esercita quello che gli è proprio: la libertà, sostenuta dall’intelletto e dalla ragione capaci di vera conoscenza, come da una volontà che con la grazia dello Spirito gli permette di decidersi responsabilmente a servire Dio per giungere alla pienezza del proprio essere. “Questa positività di sguardo è sostenuta in particolare dalla figura della Vergine Maria, la cui risposta alla chiamata divina riflette tutta la bellezza della vita in Cristo, non chiusa su di sé e sui propri progetti, ma aperta alla volontà fedele del Signore della storia e di tutte le cose” (20).

I movimenti transumanisti e postumanisti privilegiano alcuni aspetti, fisici, intellettuali o [pseudo] “spirituali” che non rispecchiano la totalità dell’essere umano ma si trasformano in “tumori” esistenziali che lo distruggono. Soprattutto ignorano la forma dell’uomo che è all’origine della sua unità, ossia l’anima, fondamento della trascendenza che gli è propria, irraggiungibile dal post – e transumanesimo. Tale trascendenza si realizza nella resurrezione in Cristo Risorto e risplende pienamente nella prima e perfetta redenta la Vergine Madre Assunta in Cielo (62).

Assumendo la nostra natura umana, il Verbo ne assume anche la storia, ferita dal peccato ma, allo stesso tempo, luogo di incontro con Dio che si rivela. La storia è un altro aspetto che post- e transumanesimo tentano di cancellare (basti pensare al movimento woke) perché l’uomo senza storia si riduce a materia bruta, manipolabile a piacere. Non a caso nei vangeli di Matteo e Luca si parla dell’ascendenza di Gesù per dimostrarne la vera natura umana e il compimento in Lui di tutte le promesse messianiche. Maria nel suo Magnificat riassume tutto questo, cosciente di essere inserita nella lunga teoria delle generazioni di santi e peccatori, e di esistere per compiere il disegno dell’Altissimo a favore dell’umanità (75).

Questo cantico che ha accompagnato tutta la vita della Vergine, diventa, così, il cantico di lode proprio della persona umana che sa di non essere semplicemente un “numero”, ma il soggetto a cui Dio si rivolge perché sia collaboratore nell’opera della salvezza di tutto il creato.

Infine non dobbiamo dimenticare che il Signore Gesù risorto e glorioso, mantiene sempre la distinzione sessuale maschile, così come Maria nella gloria del Cielo rimane pur sempre donna, pienamente. La frase di Gesù relativa allo stato dei risorti, “saranno simili agli angeli di Dio” (cfr. Mt 22,30) non rinnega la distinzione sessuale che caratterizza la natura umana, soltanto supera l’aspetto unitivo-generativo che non avrà alcun motivo di esistere nella pienezza dell’eternità e del numero degli eletti. Uno stato anticipato nello stesso Signore, nella Madre Santissima e in coloro che vi sono chiamati gratuitamente. Le ideologie di cui si tratta, negano l’importanza della sessualità, riducendola a semplice “mezzo” di soddisfazione fine a sé stesso e “superabile” in nome di una “libertà” profondamente egocentrica.

Concludendo e riassumendo, l’annunzio del kerigma del Verbo fatto uomo per la nostra salvezza, non può prescindere dall’annunzio dell’autentica natura dell’essere umano di cui Maria è il più splendido esempio da presentare all’ammirazione di ogni uomo e donna, invitando ad affidarsi a lei per realizzare in sé stessi la nostra pienezza di uomini e donne in Cristo.

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