Ritornano a Napoli i Frati Francescani dell’Immacolata. Apre la Casa Mariana «Madonna del Carmelo

Maggio 13, 2026

Nel cuore di Chiaia, l’antico Monastero di S. Teresa e S. Giovanni della Croce in Arco Mirelli riprende vita con una comunità internazionale. Il 13 maggio, memoria della Madonna di Fatima, inizia una nuova avventura evangelica.

«Ad multos annos!» — si potrebbe dire con il latino della liturgia, augurando vita lunga e feconda. Il 13 maggio 2025, nel ricordo della prima apparizione della Madonna ai tre pastorelli di Fatima, i Francescani dell’Immacolata varcano nuovamente la porta principale dell’antico monastero carmelitano di Arco Mirelli. Inizia così la storia della Casa Mariana «Madonna del Carmelo».

Una casa con memoria lunga

L’edificio che accoglie la nuova fondazione non è un luogo qualunque. Già Monastero dei Santi Teresa d’Avila e Giovanni della Croce — i grandi mistici del Carmelo riformato — esso porta nell’architettura e nella pietra secoli di preghiera contemplativa delle monache Carmelitane Scalze che lo hanno lasciato quattro anni fa. . La chiesa conventuale, di un barocco napoletano davvero splendido, è un gioiello che appartiene non solo alla comunità religiosa ma all’intera città. Non a caso la Soprintendenza ha attivato un intervento di tutela per il suo valore artistico: alcuni lavori di restauro sono in attivazione, quasi a dire che la bellezza chiede tempo e cura, come ogni cosa che vale.

Il ritorno dei Francescani dell’Immacolata avviene «per la porta principale» — e non è soltanto un dettaglio topografico. È un segno: non un ingresso laterale, non una presenza discreta e quasi scusata, ma un inserimento pieno, riconoscibile, nella vita del quartiere e della città.

Il Cuore di Maria Immacolata custodisce i passi di chi torna. Il 13 maggio non è una data, è una promessa.

Una comunità in cammino: P. Fiacre e i suoi confratelli

A guidare la nuova comunità è P. Fiacre M. Agassounon originario del Benin, già Direttore di Radio Immaculée Conception: un uomo che conosce il valore della voce, della comunicazione, dell’annuncio. Con lui, ad animare i primi passi della casa, ci sono P. Stanislao, confratello filippino, e fra Gerardo, irpino — tre continenti, una vocazione comune.

Ma la comunità è destinata a crescere rapidamente. Entro ottobre almeno quindici studenti provenienti da diverse parti del mondo si uniranno alla piccola comunità fondatrice per seguire in modo sistematico i corsi di lingua italiana. Napoli, con la sua umanità densa e la sua tradizione culturale stratificata, sarà la loro scuola più grande.

Il radicamento nel territorio: parrocchia e chiesa di Piedigrotta

I frati non intendono vivere in un castello isolato. La Casa Mariana nasce come realtà in appoggio alla Parrocchia San Benedetto, con la quale si intende costruire una collaborazione pastorale viva e concreta. Ma vi è un secondo impegno, di sapore spiccatamente francescano: la cura pastorale della Chiesa dell’Immacolata di Piedigrotta.

Quella chiesa custodisce qualcosa di prezioso: le spoglie del Beato Geremia da Valacchia, frate cappuccino di origini romene, vissuto tra il 1556 e il 1625, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1983. La sua tomba è luogo di devozione popolare, segno di quella santità silenziosa e quotidiana che la tradizione francescana — cappuccina o dell’Immacolata — ha sempre saputo riconoscere e custodire. Prendersi cura di quel luogo significa inserirsi in una storia di fede che la città di Napoli porta nel sangue.

Una storia che ha radici: i passi che hanno preceduto l’apertura

L’ingresso ufficiale del 13 maggio non è stato improvvisato. Il 6 maggio scorso i frati avevano già varcato la soglia — pochi giorni prima della visita storica di Papa Leone XIV a Pompei e Napoli, quasi che la città si stesse preparando ad accogliere due presenze, una eclatante e una silenziosa, entrambe capaci di portare speranza.

La firma del comodato per i locali è avvenuta proprio il 13 maggio, sancendo giuridicamente ciò che era già realtà di vita. Ma le radici affondano ancora più indietro: lo scorso settembre, durante il Capitolo Generale Straordinario dei Francescani dell’Immacolata, alcuni frati studenti avevano già occupato l’immobile per un primo riassetto, lavorando con le mani prima ancora che con le carte. E durante la Novena dell’Immacolata, P. Alfonso M. Bruno era venuto a per un ciclo di predicazioni al fine di familiarizzare ulteriormente i frati con il territorio parrocchiale, a incontrare le persone, ad ascoltare la città.

Un posto bello, in appoggio alla parrocchia — ma con uno sguardo già aperto verso il mondo intero.

Ad multos annos e ad maximam Dei gloriam

La Casa Mariana «Madonna del Carmelo» nasce in un luogo carico di memoria, guidata da uomini venuti da lontano, aperta a studenti che verranno da ogni parte del globo, radicata in due realtà ecclesiali del tessuto vivo della città. Il barocco napoletano della chiesa conventuale — ancora tra le impalcature, ancora in attesa dell’ultima mano — dice qualcosa di vero su questa storia: le cose belle si completano lentamente, richiedono cura, impegno, pazienza. E intanto, già nella loro incompiutezza, splendono.

Il 13 maggio, memoria di Fatima, è la data giusta per cominciare. La Madonna ha sempre avuto il gusto degli inizi inaspettati. Ad multos annos, fratres!

In foto: P. Fiacre M. Agassounon con il Ministro Generale P. Immacolato Acquali e il Segretario Generale P. Gianfrancesco M. Lim insieme al vescovo ausiliare di Napoli Mons. Francesco Beneduce SJ

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